Dubai (Emirati Arabi Uniti)
Salgono a 15 i paradisi fiscali inseriti dall'Ue nella 'black list'

Aggiunti nell'elenco gli Emirati Arabi, che l'Italia avrebbe voluto tenere fuori. Nessun accordo in sede Ecofin sulla 'web tax'

L'Unione europea aggiorna la lista nera dei paradisi fiscali, aggiungendo dieci Paesi tra cui gli Emirati Arabi, che l'Italia avrebbe voluto tenere fuori. I 28 ministri delle Finanze dell'Ue, tuttavia, in sede Ecofin non sono riusciti a trovare un accordo su una 'web tax' europea da imporre ai giganti di Internet per evitarne l'elusione fiscale. Gli Stati membri preferiscono lasciare il pallino in mano all'Ocse, sede internazionale in cui sono attivi colloqui per arrivare a una simile imposta entro il 2020.

La 'black list' fiscale Ue, che conta ora 15 Paesi, è stata stilata per la prima volta nel 2017 dopo diversi scandali, tra cui i cosiddetti 'Panama Papers' e 'LuxLeaks', che hano svelato i trucchi di multinazionali e possessori di grandi patrimoni per evadere le tasse. Ai cinque Paesi già 'marchiati' come paradisi fiscali - Isole Samoa americane, Samoa, Guam, Trinidad e Tobago e Isole Vergini - vengono adesso aggiunti Aruba, Belize, Bermuda, Fiji, Oman, Vanuatu, Dominica, Barbados, Emirati Arabi Uniti e Isole Marshall.

L'Italia si è a lungo opposta all'inclusione degli Emirati. Abu Dhabi, infatti, ha recentemente effettuato importanti investimenti nel Belpaese e Roma avrebbe voluto mantenere lo Stato mediorientale nella 'lista grigia' di coloro i quali hanno promesso che adegueranno le loro leggi fiscali allo standard stabilito da Bruxelles. "Tutto sarà risolto" quando gli Emirati approveranno la propria riforma, ha sostenuto il ministro delle Finanze italiano, Giovanni Tria, che ha precisato: "Usciranno subito dopo". La Gran Bretagna si era invece opposta all'inclusione nella lista dei cattivi delle Bermuda, ma si è dovuta arrendere la scorsa settimana anche in vista del suo previsto divorzio dall'Ue il prossimo 29 marzo.

Tornando alla 'web tax', la tassa salta per la prevista opposizione di quattro Paesi, ovvero Svezia, Danimarca, Irlanda e Finlandia. "Nel caso in cui alla fine del 2020, l'accordo a livello dell'Ocse stesse impiegando più tempo delle attese", commenta il ministro delle Finanze romeno, Eugen Orlando Teodorovici, che detiene la presidenza di turno semestrale dell'Ue, "potrebbe, se necessario, tornare la discussione su un approccio europeo". La posizione del ministro Tria e dell'Italia è per affrontare la questione a livello globale con intese all'Ocse e al G20. La Francia e la Germania vorrebbero accelerare. In particolare, Parigi ha presentato lo scorso 6 marzo un proprio progetto di tassazione sui giganti digitali. "Mi dispiace non aver potuto trovare l'accordo oggi, la penso come Bruno (Le Maire, ministro delle Finanze francese, ndr), è un'occasione mancata", ha dichiarato il commissario europeo per gli Affari economici, Pierre Moscovici, dopo l'incontro dei 28 ministri. La proposta, in attesa di sviluppi, non sarà ritirata dalla Commissione Ue.
 

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