S&P: Eurozona non ancora fuori da crisi, Bce ha rallentato riforme

Milano, 23 ott. (LaPresse) - La crisi dell'eurozona "non è ancora finita" anche se "il peggio dovrebbe essere passato". Lo sostiene un rapporto di Standard & Poor's, in cui si legge che l'area della moneta unica "sta entrando in una fase di crescita ostinatamente modesta, mentre prosegue il deleveraging e l'economia mondiale si indebolisce". L'agenzia internazionale ricorda che recentemente il rating della Francia 'AA' è stato posto in outlook negativo da stabile e che anche la Finlandia è stata oggetto di un downgrade ad 'AA+', lasciando nell'eurozona solo la Germania e il Lussemburgo con il merito di credito massimo 'AAA'. "Nel 2006 erano in otto" ad avere la tripla A, ricorda S&P. "Noi crediamo che, come conseguenza involontaria della promessa delle sue Omt (il cosiddetto scudo anti-spread, ndr), la Bce possa aver instillato ai governi un senso di compiancenza politica" che ha rallentato le riforme, dichiara Moritz Kraemer, analista di S&P. "Solo dopo che i livelli di debito pubblico e privato saranno tornati a livelli appropriati - aggiunge Kraemer - torneranno domanda e crescita". L'agenzia sottolinea tuttavia che sono necessarie riforme fiscali, del lavoro e dell'istruzione, una riduzione della burocrazia e una spinta alla concorrenza. "Come i governi reagiscono alla volatilità attuale e al rallentamento economico sarà determinante per il futuro della zona euro", spiega ancora l'analista. Per S&P la Bce "può continuare ad espandere la sua politica accomodante, ad esempio ricorrendo a un quantitative easing".

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