S&P dice junk, il rublo torna a soffrire
(Finanza.com)
Il rublo paga il declassamento del rating a junk della Russia deciso ieri sera da Standard & Poor's in scia al veloce deterioramento del quadro economico e finanziario del paese. La decisione di S&P ha innescato una nuova discesa della valuta russa nei pressi dei minimi storici contro il dollaro. Il cross usd/rub è risalito a cavallo di area 68 dopo aver perso quasi il 4% ieri in scia all'annuncio del taglio di rating. Da inizio anno il rublo segna un calo del 16% contro il biglietto verde che ha praticamente annullato l'effetto del recupero dai minimi storici innescatosi nella seconda metà di dicembre in scia al massiccio rialzo dei tassi operato dalla Banca centrale russa. 
Standard & Poor's ha abbassato di un gradino il merito di credito sul debito russo a BB+ da BBB- con outlook negativo e possibilità di ulteriore abbassamento del rating nei prossimi 12 mesi. L'effetto combinato di sanzioni economiche e tracollo del greggio si rifletterà, secondo S&P, in una crescita annuale del Pil di solo lo 0,5% tra il 2015 e il 2018 rispetto al +,4% dei 4 anni precedenti. Per quest'ano le previsioni degli analisti sono di un calo del 3,5% del Pil russo. 
Poco spazio di manovra per Mosca 
A non convincere Standard & Poor's è soprattutto la limitata flessibilità in mano alla Banca centrale russa. Lo scorso 16 dicembre l'istituto centrale moscovita ha aumentato del tasso di interesse di riferimento dal 10,5 al 17 per cento, il più corposo rialzo dei tassi dal 1998. S&P ritiene possibile un nuovo abbassamento del rating sulla Russia  nel corso dei prossimi 12 mesi se le condizioni economiche si deterioreranno ulteriormente. 

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