Rcs, tutti d'accordo sul salvataggio: ma poi soltanto dubbi

Borgo La Bagnaia (Siena), 24 mag. (LaPresse) - Rcs caso chiuso? Sembrerebbe di sì, ascoltando i grandi potenti dell'economia radunati a Siena dall'Osservatorio permanente dei giovani editori. "Penso che l'aumento di capitale di Rcs vada in porto, è importante sostenere Rcs", ha detto Enrico Cucchiani, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo che detiene il 5%. "Siamo fiduciosi negli azionisti di Rcs, sarei sorpreso se degli egoismi bocciassero le proposte all'ordine del giorno dell'assemblea del 30 maggio, mettendo in difficoltà una delle più grandi istituzioni del Paese", ha commentato John Elkann, grande azionista di Rcs con una quota del 10,5%. "E' probabile che l'aumento di capitale passi", ha aggiunto anche Carlo Pesenti, presidente di Italmobiliare che detiene il 7,7% di Rcs e che finora aveva a lungo tentennato. Quindi strada in discesa verso l'assemblea del 30 maggio chiamata a raccogliere il via libera dal 66% dei soci.

Ma cosa sarà di Rcs, una volta approvato il rifinanziamento del debito per 600 milioni con le grandi banche, e varato il l'aumento di capitale da 400 milioni? Qui le opinioni divergono, i finanziatori scappano o quasi, lasciando al management la soluzione del problema. "Credo che il piano industriale possa cambiare Rcs, ma a me non interessa entrare nell'editoria", ha detto chiaramente Federico Ghizzoni, a.d. di Unicredit, che non è azionista di Rcs ma che copre una parte ingente dei debiti di via Solferino. Quindi soldi non metterà, anzi spera di rivedere quelli che ha già investito. In fuga o quasi anche Intesa Sanpaolo: "Da parte nostra c'è grande disponibilità in questo passaggio delicato e complesso. E' giusto fare questo aumento di capitale, poi in Rcs dovranno fare scelte opportune, e il nostro ruolo di accompagnamento si esaurirà", ha spiegato Cucchiani.

"Serve una soluzione che permetta al gruppo di vivere e svilupparsi", commenta Pesenti. Grande assente a Siena, anche se più volte annunciato, Diego della Valle, grande contestatore dell'attuale patto che controlla Rcs. Il vero problema per il futuro, è con che soldi andare avanti. Cercare un partner? Di sicuro qualcosa intanto capiterà ai giornalisti: "Io amo molto i giornalisti, sono figlio di un giornalista. Come tutto, ci sono quelli bravi e meno bravi. La difficoltà soprattutto nei quotidiani, è che bisogna staccarsi da un passato molto buono con molti privilegi, per raccogliere le opportunità imprenditoriali del futuro", annuncia Elkann, che proprio oggi si è saputo è diventato intanto consigliere della News Corporation di Rupert Murdoch.

Quella di News Corporation sarà la prospettiva dominante per capire che fare di Rcs? In realtà Elkann ha un altro modello: "E' interessante vedere Warren Buffett investire nei giornali locali, crede nella bontà del loro modello economico. L'elemento interessante, è anche vedere come i giornali di qualità, come l'Economist, di cui siedo nel consiglio, hanno continuato a progredire nel mondo". Di sicuro oltre alla qualità, ci sarà anche tanto internet nel futuro di Rcs. "Nel mondo dell'editoria c'è un dilemma digitale, in altri settori non si hanno così tanti dubbi sulle potenzialità di internet", ha detto Pietro Scott Jovane, a.d. di Rcs da qualche mese ed ex grande capo di Microsoft, tracciando i suoi progetti sul gruppo editoriale. "Servono nuovo strumenti, non basterà traslare il cartaceo sul digitale, ma cercare i nuovi bisogni dei fruitori di internet. L'editoria ha cercato di interpretare questa dinamica, arrivando dopo", ha aggiunto. Una ricetta quella di Scott Jovane, contenuto nel piano industriale, che convince: "Quello di Rcs è un piano che se portato a termine può cambiare il gruppo", ha aggiunto Ghizzoni. Nell'immediato però continuano febbrili le trattive sul miliardo di euro circa che serve a salvare Rcs.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata