Rcs: Ricavi 2012 calano a 1.6 mld, aumento capitale fino a 600 mln

Milano, 27 mar. (LaPresse) - Il cda di Rcs MediaGroup si è riunito oggi sotto la presidenza di Angelo Provasoli per esaminare i risultati preliminari consolidati al 31 dicembre 2012, e approvare il Piano per lo Sviluppo 2013-2015. Partiamo con i risultati. I ricavi netti consolidati di gruppo si attestano a 1.597,7 milioni di Euro (1.860,3 milioni nel 2011): la variazione negativa di 262,6 milioni - che si riduce a 231,9 milioni a perimetro omogeneo - è attribuibile al calo dei ricavi pubblicitari, dei ricavi diffusionali e dei ricavi editoriali diversi. L'Ebitda pre oneri e proventi non ricorrenti è in calo a 61 milioni di Euro, rispetto ai 163,4 milioni del 2011 (160,8 milioni a perimetro omogeneo). L'Ebitda post oneri e proventi non ricorrenti scende invece dai 142,3 milioni di Euro del 2011 a 1,3 milioni nel 2012, considerando oneri netti non ricorrenti per 59,7 milioni nel 2012 (21,1 milioni nel 2011). L'indebitamento finanziario netto si attesta a 845,8 milioni di Euro, riducendosi di 92,4 milioni rispetto al 31 dicembre 2011, per il contributo dalla cessione del gruppo Flammarion, che ha compensato i flussi negativi derivanti da oneri non ricorrenti, investimenti e - in minor misura - dalla gestione caratteristica. Il risultato operativo del quarto trimestre, inclusi gli ammortamenti ordinari, è previsto sostanzialmente in parità, prima delle svalutazioni riferite principalmente a Unidad Editorial, il cui ammontare è in corso di valutazione.

Passando al piano. Aggiornate le parti di business ed economica sulla base dei recenti andamenti di mercato, del deconsolidamento di Dada e della cessione di attivi non strategici per circa 250 milioni di Euro. Per la struttura patrimoniale e finanziaria a supporto degli obiettivi, Rcs prevede la rinegoziazione del debito per 575 milioni di Euro e un aumento di capitale in opzione di almeno 400 milioni di Euro entro luglio 2013 - necessari per salvaguardare la continuità aziendale - con proposta di delega al Consiglio per aumentare il capitale sociale in opzione entro il 2015 fino a concorrenza del complessivo importo di 600 milioni. Sono 5 i pilastri del cambiamento: focus sull'innovazione editoriale dei power brand, con contenuti editoriali di qualità nativamente digitali; sviluppo ed ampliamento digitale dell'offerta, anche attraverso progetti di M&A; focalizzazione del portafoglio verso le aree di business in cui RCS può esprimere una solida leadership; forte presidio della marginalità con focus sul recupero di efficienza, aumento della produttività e della flessibilità; dismissioni di attivi non core. I ricavi del Gruppo nel 2015 sono previsti in linea con i ricavi del 2012 escludendo le attività oggetto di dismissione (quindi su una base comparabile di circa 1.500 milioni di Euro nel 2012). Tale andamento deriverà dalla forte crescita dei ricavi digitali (incluse le attività televisive) nell'arco del Piano: nel 2012 essi rappresentano circa il 9% del fatturato del Gruppo (pari a 142 milioni), nel 2015 ne rappresenteranno oltre il 21%, posizionando il Gruppo Rcs al livello dei più avanzati player internazionali di riferimento.

I ricavi tradizionali registreranno "una progressiva contrazione nell'arco del Piano, sia della componente pubblicitaria, sia di quella editoriale. A tale flessione strutturale si aggiungerà la contrazione prevista sulla base delle eventuali variazioni di perimetro per dismissione di attivi non core". Previsti risparmi di costi su organizzazione, prodotti e processi per circa 145 milioni di Euro tra il 2012 e il 2015, oltre la metà dei quali previsti già nel corso del 2013. Nell'anno in corso si prevedono quindi ricavi in calo a singola cifra (single digit), Ebitda pre oneri non ricorrenti positivo e inferiore al 3% sui ricavi e una forte incidenza degli oneri correlati alla ristrutturazione in atto, potendo beneficiare solo parzialmente del ritorno degli investimenti per lo sviluppo. Nell'arco dei tre anni si prevedono investimenti totali per circa 160 milioni di euro ed esborsi per oneri non ricorrenti pari a oltre 120 milioni di Euro, questi ultimi fortemente concentrati nella prima metà del triennio.

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