Pininfarina guarda agli Usa. E non esclude acquisizioni
Dal 2017 l'azienda si presenta come un fornitore di servizi di alto livello nella design, nell'ingegneria e nella produzione di nicchia e raccoglie la sfida di continuare nella valorizzazione del marchio

Indipendente, proiettata verso il futuro e pronta a crescere non solo per vie interne ma anche attraverso acquisizioni, per quanto sia ancora "troppo presto" per dire quali. È la fotografia di Pininfarina scattata dall'amministratore delegato Silvio Pietro Angori a due anni e mezzo dall'accordo - annunciato nel dicembre 2015 - che ha portato all'acquisizione della maggioranza della società da parte del gruppo indiano Mahindra. Completata la propria svolta, dal 2017 l'azienda si presenta come un fornitore di servizi di alto livello nella design, nell'ingegneria e nella produzione di nicchia e raccoglie la sfida di continuare nella valorizzazione del marchio, puntando a consolidarsi ulteriormente come brand del lusso e a sfruttare a proprio vantaggio i cambiamenti radicali in atto nel panorama della progettazione.

"La forza di Pininfarina oggi sta nella sua indipendenza", ha sottolineato l'ad incontrando la comunità finanziaria in occasione dell'Investor Day organizzato alla Borsa di Milano, "abbiamo una proprietà forte, il gruppo Mahindra al 76%, mentre i ricavi arrivano dal mercato". Dal punto di vista dell'organizzazione, l'incontro milanese ha visto il top management illustrare il nuovo assetto varato in estate, con i business di ingegneria e design divisi in due "entità legali" specifiche e distinte. Da una parte la nuova società Pininfarina Engineering, diventata operativa all'inizio di luglio, dall'altra il progetto approvato in agosto di fusione per incorporazione di Pininfarina Extra - il ramo al quale fanno capo le attività di industrial design, transportation design, architettura e interiors - in Pininfarina Spa. Un passaggio che per Angori permette di avere "focus sul business, focus sul mercato, focus sull'efficienza operativa, che già c'è ma può essere migliorata". I ricavi, d'altra parte, hanno raggiunto gli 87 milioni nel 2017 e "cresceranno ancora nel 2018", secondo quanto affermato dal direttore finanziario Gianfranco Albertini. Gli ordini inevasi, ha inoltre accennato Angori rimanendo volutamente nel vago, sono pari a circa "tre volte" questa cifra, con una pipeline "molto più grande". A

ltra novità in arrivo, l'avvio di un nuovo centro design a Los Angeles, la cui apertura è prevista nel 2019 e che avrà come obiettivo quello di aumentare la quota di mercato dell'azienda e il riconoscimento del suo marchio in Nord America, dove la crescita è al momento più lenta rispetto ad altre regioni (Medio Oriente e Cina su tutte). "È un'area su cui stiamo scommettendo molto", ha sintetizzato il manager, che nella sua ricognizione delle attività globali ha quindi voluto rassicurare sul fatto che la sospensione dei progetti in Iran - arrivata in scia alle sanzioni minacciate dagli Usa per chi fa affari con Teheran - non impatterà sui conti del gruppo, dal momento che le entrate previste nel Paese saranno sostituite con quelle derivanti da altri contratti. "Non lanceremo alcun profit warning", ha precisato a riguardo Angori. Un'affermazione apprezzata dai mercati, che hanno puntato sul titolo dell'azienda torinese portandolo a una chiusura in progresso del 3,73% a Piazza Affari. 

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