Piazza Affari ripiega, lo spread sale ma resta sotto i 300

Nonostante le 'bacchettate' della Commissione Ue e dell'Fmi, il differenziale Btp-Bund non si impenna

Si arresta la corsa di Piazza Affari, in una giornata che comunque ha visto, tra i maggiori listini europei, solo quello londinese chiudere al di sopra della linea di parità. L'indice Ftse Mib, che dai minimi del 25 ottobre ha recuperato oltre il 5%, oggi ha segnato il passo, con una chiusura a 19.429 punti in calo dello 0,57%, complici le indicazioni arrivate dalla Commissione europea che ha rivisto al ribasso le stime sul rapporto deficit-Pil dell'Italia. Per il 2019, Bruxelles prevede un deficit-Pil al 2,9%, per il 2020 al 3,1%. Da segnalare che, in base alla nota di aggiornamento al Def e alla manovra del governo M5S-Lega, il deficit-Pil per il 2019 è atteso al 2,4%. Un monito per l'Italia arriva anche dal Fondo monetario internazionale. Per l'Fmi, alla luce dell'attuale scenario di incertezza, i futuri stress ai quali il Paese potrebbe essere sottoposto rischierebbero di tradursi un contagio che andrebbe a impattare soprattutto sulle nazioni europee con i fondamentali macroeconomici più deboli. Notizie che comunque non hanno avuto un effetto dirompente sullo spread, che seppure in rialzo dai 289 punti di ieri si è mantenuto al di sotto di quota 300, andando a chiudere a 294,5 punti base col rendimento del decennale italiano al 3,4% sul mercato secondario.

Sul parterre di Piazza Affari ha tenuto banco anche oggi la stagione delle trimestrali che sta arrivando agli sgoccioli. Nel settore bancario spicca la marcata debolezza di Unicredit (-3,81% a 11,356 euro,) che non ha digerito bene i conti del terzo trimestre impattati negativamente da una svalutazione da 846 milioni di euro della quota nella controllata turca Yapi. Balzo invece per Banco Bpm (+2,98% a 1,84 euro) all'indomani dei conti che hanno evidenziato un utile superiore alle attese. Sul fronte derisking, l'istituto di credito ha indicato l'obiettivo di realizzare una significativa cessione per un importo superiore a 3,5 miliardi di euro e fino ad un massimo di 8,6 miliardi.

Reazione molto positiva ai conti trimestrali anche per Poste Italiane (+2,09% a 6,82 euro). Il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha visto l'utile netto aumentare del 50% a 321 milioni di euro nel terzo trimestre e il risultato operativo salire del 38,6% a 456 milioni, battendo le stime del consensus degli analisti pubblicate sul sito di Poste che indicavano un Ebit pari a 394 milioni. Superiore alle aspettative degli analisti anche il fatturato che è aumentato del 5,3%, attestandosi a 2,52 miliardi a fronte del consensus pari a 2,49 miliardi. Buona intonazione infine per Tim (+1,35% a 0,54 euro), che nel corso della seduta aveva anche riagganciato quota 0,55 euro con gli analisti che si mostrano più fiduciosi in vista della diffusione dei conti del terzo trimestre alla luce dei conti migliori delle attese arrivati dalla controllata brasiliana.

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