Petrolio s'infiamma dopo ok Iran ad accordo Russia-Opec
Il petrolio si è subito infiammato, e dopo l'ok dell'Iran il Brent è balzato di oltre il 5% sopra quota 34 dollari al barile, mentre lo statunitense Wti ha saltato di nuovo l'asticella dei 30 dollari al barile

 L'Iran dice sì e si allinea all'intesa  di Doha sul petrolio che aveva messo d'accordo ieri Arabia Saudita e Russia, riuniti insieme con Qatar e Venezuela. Teheran ha deciso di sostenere l'accordo tra produttori Opec e non-Opec per "un tetto" alla produzione di greggio che stabilizzi i prezzi. A riferirlo è stato il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, citato da Shana, l'agenzia di stampa ufficiale del governo, dopo l'incontro di circa due ore avuto oggi a Teheran con gli omologhi di Venezuela, Iraq e Qatar, nell'ordine Eulogio Del Pino, Adel Abdel Mahdi e Mohammad bin Saleh al-Sada. Il petrolio si è subito infiammato, e dopo l'ok dell'Iran il Brent è balzato di oltre il 5% sopra quota 34 dollari al barile, mentre lo statunitense Wti ha saltato di nuovo l'asticella dei 30 dollari al barile.

Secondo quanto emerso ieri a Doha, capitale del Qatar, l'accordo dovrebbe permettere di congelare la produzione di greggio ai livelli di gennaio. Tuttavia Zanganeh non rilasciato alcuna precisazione in merito. "La decisione che è stata presa da membri Opec e paesi non-Opec per mantenere un tetto alla produzione per stabilizzare il mercato e i prezzi a beneficio dei produttori e dei consumatori, è sostenuta da noi", ha dichiarato il ministro iraniano.

 

Lo scetticismo di molti osservatori è stato quindi smentito. Le dichiarazioni di questa mattina dell'inviato iraniano all'Opec, Mehdi Asali, avevano fatto pensare che Teheran non avrebbe accettato di congelare la produzione dopo essere appena uscita dalle sanzioni imposte per il programma nucleare. "Chiedere all'Iran di congelare il suo livello di produzione di petrolio è illogico. Quando l'Iran era sotto le sanzioni, alcuni paesi hanno aumentato la loro produzione", aveva detto, sottolineando che Teheran non avrebbe rinunciato alla propria fetta di mercato.

Ma la Russia era ottimista sul fatto che l'Iran sarebbe stata costretta ad accettare l'intesa che ha ricevuto il via libera dei paesi Opec. Mosca puntava sul fatto che entrare in un mercato con prezzi ai minimi sarebbe meno remunerativo anche per il paese guidato da Hassan Rouhani. Dopo l'annuncio dell'adesione di Teheran il rublo russo si è rafforzato sia nei confronti del dollaro, +2,9% a 75,60 contro la valuta statunitense, sia nei confronti dell'euro, +3% a 84,10 contro la moneta unica europea.

Nel tardo pomeriggio è arrivata anche l'adesione all'accordo di Doha degli Emirati Arabi Uniti, che "sostengono e incoraggiano l'iniziativa", come riferito su Twitter dal ministro dell'Energia. Molti analisti ritengono tuttavia che l'accumulo di scorte e l'indebolimento della domanda globale per la ripresa più lenta rendano difficile una risalita sostanziosa dei prezzi.
 

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