Pernigotti, dopo 160 chiude la fabbrica di Novi Ligure: 100 esuberi

La città si è già mobilitata, con proteste davanti ai cancelli della fabbrica e i sindacati che vedono il sindaco

Lo storico stabilimento di Pernigotti a Novi Ligure chiuderà lasciandosi alle spalle 160 anni di storia. I proprietari dell'azienda, che sono i turchi del conglomerato dolciario, farmaceutico ed energetico Toksoz dal 2013, sposteranno la produzione verso altri siti, forse all'estero, ma manterrano in vita il marchio. La decisione è stata comunicata ai sindacati, mentre si fa il punto in Confindustria Alessandria. Ma i margini sembrano pochi.

I turchi dovrebbero licenziare 100 delle 200 persone impiegate nel sito, tra cui 50 nella produzione e il resto in marketing e amministrazione. di Novi, Rocchino Muliere. "Cento persone rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della delocalizzazione", dichiara Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl. "Auspico - aggiunge - che il Governo proceda con un piano adeguato di ammortizzatori sociali per i tanti dipendenti al centro di questa delicata operazione industriale". 

Pernigotti fu fondata nel lontano 1868, con un capitale di seimila lire, come 'Stefano Pernigotti & Figlio', azienda alimentare specializzata in produzione dolciaria. È nel 1927 che l'azienda avvia la produzione industriale del gianduiotto, il nobile cioccolatino italiano nato a Torino. Nel 1935 viene acquistata la Enea Sperlari, nel 1971 la Streglio. Nel 1995 il marchio passa alla famiglia Averna, che nel 2013 la vende a Toksoz. La decisione del gruppo turco di chiudere è "incomprensibile e inaccettabile" e "la Regione Piemonte cercherà di contrastarla in ogni modo", commenta l'assessora regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, che chiede l'apertura di un tavolo al Ministero dello Sviluppo economico. Inoltre, assicura Pentenero, "la Regione è naturalmente pronta a convocare un tavolo sul caso Pernigotti, chiedendo alla proprietà di valutare, con il sindacato e le istituzioni, ogni possibile soluzione alternativa".

I sindacati avevano già lamentato il trasferimento in Turchia di alcune produzioni. Un indebolimento che aveva fatto perdere a Pernigotti la leadership nei preparati per gelato. Inoltre gli ultimi cinque anni di gestione hanno accumulato 13 milioni di euro di perdite. Secondo Coldiretti la vertenza Pernigotti "è il risultato del circolo vizioso della delocalizzazione che inizia con l'acquisizione di marchi storici del Made in Italy, continua con lo spostamento all'estero delle fonti di approvvigionamento della materia prima agricola e si conclude con la chiusura degli stabilimenti". L'associazione cita dati Istat, che rivelano un aumento dell'importazione di nocciole dalla Turchia in Italia del 23% nel primi sette mesi del 2018. 

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