Pensioni, Istat: "Cala il numero dei pensionati, aumenta il reddito medio"

Continuano ad ampliarsi le differenze territoriali

 Cala il numero dei pensionati, mentre aumentano gli assegni. Lo rileva l'Istat, che calcola che nel 2017 i pensionati sono 16 milioni, in flessione di 23mila rispetto al 2016 e di 738 mila rispetto al 2008, con in media un reddito pensionistico lordo di 17.886 euro, in aumento di 306 euro sull'anno precedente.

Continuano ad ampliarsi le differenze territoriali: l'importo medio delle pensioni nel Nord-est è del 20,7% più alto di quello nel Mezzogiorno (18,2% nel 2016, 8,8% nel 1983, primo anno per cui i dati sono disponibili). Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia - riguarda il 28,2% dei pensionati - mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,4%), in grande maggioranza donne (86,5%). Continuano a scendere i percettori di pensione che risultano occupati (411mila nel 2017, da 432mila del 2016; -20,3% rispetto al 2011), uomini in tre casi su quattro. L'85% svolge un lavoro autonomo, i due terzi risiedono al Nord e quasi il 50% ha un titolo di studio superiore alla licenza media (è circa un quarto per il complesso dei pensionati). Si stima che siano oltre 12 milioni le famiglie con pensionati: nel 61,2% dei casi i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile e per il 22,7% delle famiglie l'unica fonte di reddito. Continua a ridursi il differenziale di reddito tra famiglie con e senza pensionati: era di circa 2 mila euro annui nel 2013 e nel 2014, di 1.400 nel 2015 e di 850 euro nel 2016 (30.998 euro il reddito medio della famiglie senza pensionati nel 2016).

Le donne sono il 52,5% dei pensionati nel 2017 e ricevono in media importi annui di quasi 6 mila euro più bassi di quelli degli uomini. Lo rileva l'Istat, precisando che le donne percepiscono 14.780 euro in media dalle pensioni a fronte dei 20.697 euro degli uomini. Le differenze di genere per età evidenziano una maggiore anzianità delle donne: le pensionate ultraottantenni sono tre su dieci (31,6% contro 21,1% degli uomini) e le ultranovantenni il 6,9% (2,8% gli uomini)

La presenza di un pensionato all'interno di nuclei familiari 'vulnerabili', quali ad esempio quelle di genitori soli o di altre famiglie in difficoltà, consente di dimezzare il rischio di povertà da 33,4% a 16,1% e da 32,8% a 16,6%. Lo rileva l'Istat, su dati del 2016. Il cumulo di pensioni e redditi da attività lavorativa abbassa il rischio di povertà al 3,8% rispetto al 18,4% di quelle costitute da soli titolari di pensioni. Nel 2016, la stima del reddito netto (esclusi i fitti figurativi) delle famiglie con pensionati è di 30.140 euro (2.510 euro mensili), circa 850 in meno di quello delle famiglie senza pensionati, (2.585 euro mensili). La metà delle famiglie con pensionati non supera la soglia dei 24.380 euro (2.030 euro mensili), valore che scende a 21.074 euro nel Mezzogiorno e si attesta a 26.400 euro nel Centro e a 26.000 euro nel Nord. Sebbene il reddito medio e mediano delle famiglie con pensionati, precisa l'istituto statistico, sia più basso rispetto alle famiglie in cui non sono presenti, il rischio di povertà delle prime (16,4%) è circa 8 punti percentuali minore di quello delle seconde. I trasferimenti pensionistici attenuano, dunque, il rischio di disagio economico e assicurano un'importante rete di protezione sociale. Anche l'apporto economico dei componenti non pensionati, in particolare degli occupati, produce un calo del rischio di povertà, che è pari al 9,8% rispetto al 18,4% delle famiglie di soli pensionati che non cumulano redditi da lavoro. Tra le famiglie con pensionati, le meno esposte al rischio di disagio economico sono quelle in cui è presente un pensionato che cumula redditi da lavoro con o senza altri componenti occupati (con rischio di povertà rispettivamente a 3,8% e 4,3%), mentre le più vulnerabili sono costituite da pensionati senza altri redditi da lavoro che vivono con familiari non occupati (35,5%). Le famiglie di pensionati del Sud e delle Isole presentano un rischio di povertà quasi triplo di quello delle famiglie residenti al Nord e circa doppio di quelle del Centro.

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