Pechino svaluta lo yuan per la terza volta, ma le Borse europee reagiscono

Milano, 14 ago. (LaPresse/Finanza.com) - Un altro taglio di un punto percentuale per lo yuan. La banca centrale cinese ha fissato la parità centrale della divisa a 6,4010, l'1,1% sotto il fixing di mercoledì (6,3306). Ricordiamo che ieri il taglio era stato pari all'1,6%, mentre martedì all'1,9%. Male ieri i listini europei ma oggi buon avvio della Borsa di Milano, nonostante le news da Pechino non siano in controtendenza. Piazza Affari apre in deciso rialzo: il Ftse Mib rimbalza infatti con un +1,39%.

La decisione di svalutare ancora lo yuan sta comunque portando i mercati a interrogarsi: per Unimpresa la decisione peserà sulle prospettive di exporto delle piccole e medie imprese. I listini europei invece, dopo i timori di ieri, sembrano aver reagito come Piazza Affari.

Anche le principali Borse europee, infatti, hanno aperto gli scambi in rialzo, dopo i recenti ribassi innescati dalla Cina. Nonostante la nuova svalutazione dello yuan (anche oggi lo yuan si è indebolito nei confronti del dollaro per il terzo giorno consecutivo) a Francoforte il Dax segna un progresso dell'1,6% muovendosi in area 11100 punti. Bene anche Parigi, dove il Cac40 guadagna l'1,82%, e Londra con il Ftse 100 che sale dello 0,80%. Cina a parte, attenzione alla questione greca e alla Banca centrale europea che oggi pubblicherà i verbali dell'ultima riunione.

Ieri timori sui listini europei. Ieri invece le Borse hanno mal reagito alle decisioni della Banca Popolare di Cina: Piazza Affari, come le altre Borse europee, aveva chiuso in deciso ribasso una una seduta dominata ancora dalle notizie in arrivo dalla Cina. Per il secondo giorno consecutivo la Banca centrale cinese aveva svalutato lo yuan di un altro 1,6% fissando il tasso di riferimento intorno al quale la valuta può oscillare (di un più o meno 2%) a 6,3306 contro il dollaro.

Nonostante l'apprezzamento di Fmi e Standard & Poor's, i mercati continuano a leggere queste mosse come un tentativo di Pechino di arginare il rallentamento dell'economia, in modo particolare dopo i deludenti dati sull'import/export di luglio. I settori maggiormente colpiti sono stati il lusso e l'automotive, le cui vendite sono molto esposte al mercato cinese, senza dimenticare le valute degli emergenti asiatici. Acquisti invece sul Bund, con il rendimento del biennale sui minimi dalla riunificazione tedesca. In questo quadro a Piazza Affari l'indice Ftse Mib aveva chiuso con un tonfo del 2,95% a 22.997 punti.

E oggi sono anche arrivate le rilevazione di Bankitalia sul debito delle amministrazioni pubbliche che è diminuito in giugno di 14,6 miliardi, a 2.203,6 miliardi. Nei primi sei mesi dell'anno, si legge in una nota, il debito delle amministrazioni pubbliche è invece aumentato di 68,7 miliardi. Il fabbisogno complessivo è stato pari a 18,5 miliardi mentre le disponibilità liquide del Tesoro sono aumentate di 54,5 miliardi.

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