Pasqua, Confesercenti-SWG: Solo 1 italiano su 10 farà acquisti nel ponte

Roma, 19 apr. (LaPresse) - Continua la corsa alle aperture domenicali e festive: per i prossimi giorni di Pasqua e Pasquetta sono centinaia, in tutta Italia, i negozi e i centri commerciali che rimarranno aperti. Ma lo shopping pasquale non convince gli italiani: solo 1 su 10, infatti, ha intenzione di acquistare qualcosa nelle due giornate di festa. E' quanto emerge da un sondaggio condotto da Confesercenti-SWG sui consumatori italiani per vagliare le intenzioni di acquisto nelle prossime festività.

Sebbene il 47% degli intervistati abbia detto di ritenere opportuno che i negozi rimangano aperti, solo il 10% ha organizzato il proprio tempo libero per fare nuovi acquisti il 20 e il 21 aprile: il 2% nel giorno di Pasqua e l'8% a Pasquetta. Chi farà spese andrà soprattutto in un centro commerciale, scelto come luogo d'acquisto dal 69% del campione che ha dichiarato di voler fare compere. "In nessun Paese europeo - spiega Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti - vige un regime di liberalizzazioni come il nostro, che permette di aprire 365 giorni l'anno, 24 ore su 24 feste e domeniche incluse. Una deregulation che riteniamo assurda, e che a quanto pare non è utile nemmeno agli italiani. La maggioranza dei nostri concittadini non ha intenzione di passare la Pasqua e la Pasquetta in un centro commerciale".

"Alle famiglie italiane - continua Bussoni - mancano le disponibilità economiche, non le occasioni per spendere. Il nostro sondaggio e i dati Istat smentiscono i sostenitori della teoria secondo cui la deregulation, aumentando le possibilità di comprare, porterebbe all'incremento dei consumi e quindi dei posti di lavoro nel commercio. Il provvedimento sulle liberalizzazioni è stato varato dal Governo Monti a gennaio 2012, e da allora abbiamo vissuto un tracollo delle vendite (-8,5% al netto dell'inflazione) e registrato 100mila occupati in meno nel commercio tra il 2013 e il 2012". "La torta complessiva dei consumi non è aumentata - afferma il segretario generale di Confesercenti - ma si è ingrandita la 'fetta' della grande distribuzione, a scapito dei negozi di vicinato e delle pmi del commercio, che non possono rimanere aperti sempre. Da gennaio 2012 a oggi, infatti, abbiamo perso per sempre quasi 39mila imprese del commercio e nelle nostre città si contano ormai 550mila negozi sfitti: il drammatico fenomeno della desertificazione che avanza nei centri storici e urbani delle nostre città è l'unico effetto collaterale, finora, del provvedimento".

"Per questo Confesercenti - prosegue Bussoni - insieme a Federstrade e Cei, ha lanciato nel novembre 2012 'Liberaladomenica', una campagna di informazione per presentare una legge di iniziativa popolare per rivedere la liberalizzazione. In cinque mesi sono state raccolte ben 150mila firme, il triplo di quanto occorresse. Il 14 maggio 2013, la proposta è stata discussa in Parlamento ed è attualmente tornata all'esame della commissione Attività produttive". "Chiediamo - conclude Bussoni - che il presidente del Consiglio Renzi e il nuovo esecutivo intervengano per sbloccare la situazione e riportare una disciplina equilibrata negli orari e nei giorni di apertura delle attività commerciali. Migliaia di famiglie aspettano una risposta in questa direzione".

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