Parmalat, condannato Geronzi a cinque anni per processo Ciappazzi

Parma, 29 nov. (LaPresse) - L'ex banchiere Cesare Geronzi, imputato per bancarotta fraudolenta e usura nell'ambito del processo Ciappazzi, nato dall'inchiesta sul crac Parmalat, è stato condannato a cinque anni di reclusione dal tribunale di Parma. Quattro anni, invece, la condanna per Alberto Giordano, ex dirigente di Capitalia e tre anni e sette mesi per Matteo Arpe, nel 2002 ad del gruppo. Tre anni e tre mesi, infine, la pena stabilita per gli altri manager all'epoca dei fatti di Capitalia.

"E' una sentenza profondamente ingiusta almeno per due ragioni". E' il commento di Ennio Amodio, legale dell'ex banchiere Cesare Geronzi, dopo la condanna a cinque anni. "La prima - spiega Amodio - consiste nell'aver equiparato erroneamente la posizione del banchiere a quella dell'imprenditore come se chi finanzia un'impresa potesse essere a conoscenza degli illeciti posti in essere dalla società emersi successivamente in relazione alla operatività di Parmalat. In secondo luogo, questa sentenza chiude gli occhi di fronte ai risultati acquisiti in un lungo dibattimento. Non ci sono testimoni, documenti e consulenze tecniche che abbiano confermato il benché minimo contributo personale di Cesare Geronzi al finanziamento di Parmalat e all'acquisto dell'azienda Ciappazzi".

"Se il processo - conclude il difensore dell'ex banchiere - deve ridursi in un'acritica adesione alle tesi dell'accusa, allora, è meglio riconoscere apertamente che a fare giustizia nel nostro Paese sono i pubblici ministeri. Confidiamo che la Corte d'Appello sappia valutare quanto è emerso nel processo con la necessaria cura ristabilendo la verità dei fatti".

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