Ocse taglia il Pil globale, dell'eurozona e dell'Italia
Pil globale al +3%, Italia +1%, eurozona +1,4%. Ocse avverte: Politica fiscale sia pro-crescita

Il Pil globale crescerà del 3% nel 2016 e del 3,3% nel 2017. Lo stima l'Ocse nel suo Interim Economic Outlook, che ha tagliato le stime di 0,3 punti percentuali sia per quest'anno sia per il prossimo. Secondo la capo economista Ocse, Catherine L. Mann, "i dati recenti hanno deluso e gli indicatori puntano su una crescita più lenta nelle prencipali economie". L'Italia è una di queste: la stima è stata portata al +1% dal +1,4% previsto nello scorso novembre. Resta invariata invece la previsione per il 2017, al +1,4%. Per quel che riguarda l'eurozona, l'Ocse taglia la stima del Pil al +1,4% nel 2016 e al +1,7% nel 2017, rispettivamente 0,4 e 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime dello scorso novembre. 

Guardando agli altri Paesi, l'Ocse stima che gli Stati Uniti cresceranno del 2% quest'anno (-0,5 punti percentuali rispetto a quanto previsto a novembre) e del 2,2% nel 2017 (-0,2 p.p.), mentre il Regno Unito è destinato a crescere al 2,1% nel 2016 (-0,3 p.p.) e del 2% nel 2017 (-0,3 p.p.). La crescita canadese è proiettata verso un +1,4% quest'anno (-0,6 p.p.) e un +2,2 per cento nel 2017 (-0,1 p.p.), mentre il Giappone è destinato a crescere dello 0,8% nel 2016 (-0,2 p.p.) e dello 0,6% nel 2017 (-0,1 p.p.).

Per la Cina, che dovrebbe continuare riequilibrare la sua economia dalla produzione ai servizi, la stima sulla crescita è invariata, e pari al +6,5% nel 2016 e al +6,2% nel 2017. Il Pil dell'India continuerà a espandersi a un ritmo forte, al +7,4% nel 2016 (+0,1 p.p.) e al +7,3% nel 2017 (-0,1 p.p.). Al contrario, l'economia del Brasile sta vivendo una profonda recessione e l'Ocse prevede una contrazione del 4% quest'anno (-2,8 p.p.) e un Pil piatto nel 2017 (-1,8 p.p.).

"Dati i notevoli rischi al ribasso dalla volatilità del settore finanziario e dal debito dei mercati emergenti, un approccio politico comune più forte è urgentemente necessario, concentrandosi su un maggiore utilizzo delle politiche strutturali e fiscali pro-crescita, a rafforzare la crescita e ridurre i rischi finanziari", spiega Catherine L. Mann. "Per i governi di molti paesi che sono attualmente in grado di prendere in prestito per lunghi periodi a livelli molto bassi di tassi di interesse, c'è spazio per un'espansione fiscale che rafforzi la domanda in modo coerente con la sostenibilità di bilancio", continua Mann, secondo cui "l'attenzione dovrebbe essere su politiche con forti benefici di breve periodo e che contribuiscano anche alla crescita a lungo termine". "Un impegno ad aumentare gli investimenti pubblici potrebbe stimolare la domanda e contribuire a sostenere la crescita futura", conclude la capo economista.
 

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