Moscovici avverte: "L'Italia è un problema per l'Europa". E chiede un bilancio "credibile"

Il commissario agli Affari economici duro: "Non si può vivere con un debito pubblico sopra il 120 per cento". Ira di Di Maio e Salvini

"L'Italia è un problema per l'eurozona". Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, mette fine alla breve tregua tra Bruxelles e Roma sancita delle rassicurazioni del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, a Cernobbio e rimette il nostro Paese nello scomodo ruolo di osservato speciale.

L'Italia deve presentare "un bilancio credibile, in termini di numeri ma anche di sforzi strutturali", ha avvertito Moscovici nel corso di una conferenza stampa a Parigi, ed è nel suo interesse ridurre l'indebitamento perché "non si può vivere con un debito pubblico sopra il 130 per cento". Un punto ribadito anche dal commissario europeo per il Bilancio Günther Oettinger: "Sul debito pubblico, il criterio su cui ci si è accordati tutti è di non superare il 60%. In Italia siamo al 130%. E ad un certo punto gli economisti dicono che questo non è più sopportabile: oltre il 120% non si dovrebbe aumentare. Non credo sia una buona idea aumentare il vostro debito dal 130%, o al 140%. Ma la responsabilità è vostra. La responsabilità è dell'esecutivo italiano, ma io penso che salire al 133%, o al 140%, sia sbagliato". 

Il commissario francese ha poi messo in guardia il governo italiano dalla tentazione di superare la soglia del 3% di deficit, perché "sarebbe una bugia pensare che si possa investire di più con un deficit più elevato". Al contrario, "se ciò accade, si finisce con più debito e meno capacità di investire". E la prova di questo sarebbe la debole crescita italiana, in fondo alla classifica dell'eurozona, e la produzione industriale in crisi, che rappresenta "un enorme problema".

Poi un messaggio al governo giallo-verde e in particolare al vicepremier Matteo Salvini: l'Europa non ha mai impedito di realizzare infrastrutture e investimenti, anzi, l'Italia ha già avuto ampio aiuto in termini di flessibilità. Parole che hanno scatenato l'ira dei due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. "Il commissario Ue Moscovici, anziché censurare la sua Fracia che respinge gli immigrati a Ventimiglia, ha bombardato la Libia e ha sforato i parametri europei, attacca l'Italia e parla a vanvera di tanti piccoli Mussolini in giro per l'Europa. Si sciacqui la bocca prima di insultare l'Italia, gli Italiani e il loro legittimo governo", attacca il ministro dell'Interno.

"Nel momento in cui stavamo avendo un rapporto decente" con la Commissione Ue, "c'è un atteggiamento di alcuni commissari europei che è veramente inaccettabile", tuona il titolare dello Sviluppo economico e del Lavoro parlando in sala stampa alla Camera. Dire che in Italia ci sono tanti piccoli Mussolini per Di Maio "dimostra come queste siano persone totalmente scollegate dalla realtà: questo è il governo che ha il più alto consenso in Europa, e veniamo trattati così da una Commissione che probabilmente tra 6-8 mesi non ci sarà più". I giudizi "ignobili" contro l'Italia "si scontreranno contro le prossime elezioni europee", assicura il leader M5S, perché i cittadini "manderanno a casa una buona parte dell'establishment". 

A Parigi, Moscovici non ha affrontato solo il caso italiano. Un avvertimento analogo è arrivato anche al governo del suo Paese: "È importante che la Francia rimanga al di sotto del 3% e che continui a ridurre il deficit strutturale". Ma resta Roma il grande malato su cui si concentra l'attenzione "più che su chiunque altro", ha avvertito Moscovici, che ha ribadito la sua stima per il ministro dell'Economia italiano Tria, con cui ha detto di essere al lavoro "in un clima costruttivo".

La nuova offensiva da parte del commissario Ue rischia però di mettere ancor più alle strette il titolare di via XX settembre, già alle prese con il pressing di Lega e Movimento 5 Stelle. I due alleati di governo rivendicano risorse per le loro due grandi promesse elettorali, flat tax da una parte e reddito di cittadinanza dall'altra. Nel suo intervento di domenica al Forum Ambrosetti, Tria ha ipotizzato l'1,6% di deficit come obiettivo dell'esecutivo, e spinge in ogni caso per restare sotto il livello del 2%. I soci di governo, al contrario, vorrebbero alzare l'asticella oltre quella soglia. Dall'altra parte c'è Bruxelles, che chiede di scendere ulteriormente per favorire una dinamica di abbassamento del debito pubblico. Il Mef ha smentito le voci secondo cui il ministro sarebbe pronto a dimettersi di fronte alle pressioni, ma resta alta la tensione. Una autorevole esponente del M5S, il ministro per il Sud Barbara Lezzi, ha ribadito che se dovesse saltare il reddito di cittadinanza "sarebbe proprio il governo ad avere dei problemi".

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