Miliardari: 2017 da record per i patrimoni, ma l'Italia insegue

Nonostante le incertezze per l'economia globale siano in aumento, i 'paperoni' non hanno nulla di cui preoccuparsi

Se pure la volatilità dei mercati e un buon numero di istituzioni sottolineino quanto le incertezze, per l'economia globale, siano in crescita, c'è una categoria che al momento non sembra risentire del clima poco sereno: quella dei miliardari. Per i "paperoni", al contrario, pare si tratti di un momento particolarmente positivo. Nel 2017, il loro patrimonio complessivo ha registrato il maggior incremento di sempre: un balzo del 19% che l'ha visto salire a 8.900 miliardi di dollari. Non poco, soprattutto se si considera che la torta è da dividere tra soli 2.158 individui su scala planetaria. A fornire questi dati è la nuova edizione del rapporto annuale 'Billionaries Insights' diffusa da Ubs e PwC. Il titolo scelto per il 2018, 'New Visionaries e the Chinese Century', introduce nel modo più diretto quelli che sono i due elementi chiave emersi dall'indagine: la centralità della Cina dal punto di vista geografico e quella dell'innovazione a livello imprenditoriale.

In merito al fenomeno cinese, è sufficiente lasciar parlare le cifre: nel 2016 i miliardari del Celeste impero erano 16, a fine 2017 il loro numero era già salito a 373. Con una nota di merito: il 97% di loro "si è fatto da solo". Una categoria, quella dei self made man, nella quale la Cina primeggia in modo deciso. Basti pensare che su 332 nuovi miliardari che hanno fatto capolino intorno al mondo lo scorso anno, 199 hanno raggiunto la vetta solo con le proprie forze. Di questi, ben 89 venivano dal paese asiatico. D'altra parte, anche il concetto di dinastia pare ben lungi dal passare di moda. "Tre decenni di eccezionale attività imprenditoriale stanno creando nuove famiglie influenti: i nuovi Rockefeller e Rothschilds", recita il rapporto, evidenziando come tra i nuovi miliardari del 2017 siano presenti anche 61 eredi. Nel corso dell'anno, 44 rampolli hanno ricevuto in eredità più di un miliardo di dollari, per un totale di 189 miliardi. E nell'arco di un ventennio sono attesi trasferimenti di patrimonio per 3.400 miliardi.

La buona notizia è che gli eredi non se ne stanno con le mani in mano, soprattutto se oltre ai beni ricevono in dote anche attività imprenditoriali. Il 62% di chi eredita un'azienda, dicono i dati, ne aprirà di nuove, contro il 42% di chi riceve solo ricchezza. Non che in assoluto quella del miliardario sia una figura conservativa: l'80% delle innovazioni più dirompenti degli ultimi 40 anni sono state messe in pista proprio da appartenenti a questa categoria. Una tradizione destinata a continuare, secondo Paolo Federici, UBS Global Wealth Management Italy Market Head. "Stiamo assistendo a una nuova ondata di imprenditorialità a livello globale guidata da miliardari all'avanguardia nell'innovazione", osserva l'esperto, precisando che "oltre a creare posti di lavoro e prosperità, le loro iniziative hanno un impatto che va al di là dell'economia". Tra i fenomeni più interessanti, osserva infatti Federici, si segnala la comparsa di "una nuova generazione che vede un'opportunità nelle principali sfide ambientali e sociali alle quali l'umanità deve far fronte".

E l'Italia, in tutto questo, come si pone? Come spesso capita, un po' sotto la media continentale: se i 629 miliardari presenti nell'area che comprende Europa e Medio Oriente hanno visto il loro patrimonio crescere del 17%, per i ricchissimi tricolori l'aumento si è limitato a un 12%, a 170 miliardi di dollari. Il club non è poi cresciuto di molto: nel 2017 si è registrata la comparsa di un solo miliardario sul suolo italiano. Il totale è quindi salito da 42 a 43. Di questi il 47% è rappresentato da self made man, che oggi detengono il 54% della ricchezza complessiva del gruppo. Tra le occupazioni più diffuse, in questa cerchia esclusiva, al primo posto figurano quelle legate i beni di consumo e alle vendite al dettaglio, seguite dall'industria e dai servizi finanziari.
 

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