Mef: Valore attività criminali fino al 12% del Pil

Roma, 4 dic. (LaPresse) - "Sebbene non esista una stima unica e ufficiale del valore economico delle attività criminali, le varie valutazioni (che vanno dall'1,7 e al 12% del Pil a seconda della definizione sottostante e dei metodi utilizzati) concorrono a sostenere un giudizio di assoluta significatività della minaccia che i proventi illeciti siano prodotti nel territorio nazionale e siano reimmessi nei circuiti economico-finanziari italiani e stranieri". Lo afferma il Mef nell'analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, condotta dal Comitato di sicurezza finanziaria (Csf). Secondo il Mef la crisi economica ha portato "a una crescente diffusione di compro-oro" di cui "diverse attività investigative confermano tanto l'elevato rischio specifico quanto le elevate vulnerabilità e suggeriscono l'opportunità di una intensificazione dei presidi". Inoltre, evidenzia via XX Settembre, l'uso "eccessivo" del contante rappresenta "un elemento di criticità con un'influenza molto significativa sul livello di rischio del Paese". "Il contante - precisa il Mef - è considerato il mezzo di pagamento preferito per le transazioni riferite all'economia informale e illegale in quanto garantisce la non tracciabilità e l'anonima". Il confronto con altre economie avanzate, si legge nel rapporto, mostra che l'uso del contante in Italia è particolarmente elevato: secondo uno studio della Banca centrale europea del 2012, nel nostro paese il volume delle transazioni regolate in contante è pari all'85% del totale, contro una media dell'Unione Europea del 60%.

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