Bolloré lascia patto Mediobanca. In 3 mesi accordo 'light'o nulla

Lettera di disdetta anticipata con efficacia primo gennaio 2019

Colpo di scena in piazzetta Cuccia. Il finanziere bretone, Vincent Bolloré, esce a sospresa dal patto di sindacato di Mediobanca con il suo 7,9% detenuto attraverso Financière du Perguet. Bolloré ha fatto arrivare nella serata di ieri una lettera per la disdetta anticipata da gennaio 2019 al presidente del patto, Angelo Casò, alla vigilia dell'assemblea che raccoglie i pattisti. La mossa del francese fa decadere in automatico l'accordo, che scende sotto la soglia critica del 25% del capitale.

Entro la fine dell'anno, tuttavia, i pattisti dovranno scegliere tra un'accelerazione di Mediobanca come public company o l'istituzione di un 'patto light' che scenda dal 28,5% al 19,6%, ovvero la quota della banca che resterebbe ancora legata dopo le uscite di Bollorè e dello 0,98% della famiglia Pesenti. Il 30 settembre era il termine ultimo per la disdetta anticipata del patto, che sarebbe terminato naturalmente il 31 dicembre 2019. Nei mesi scorsi si era parlato di una possibile uscita della Unicredit guidata da un altro francese, il ceo Jean Pierre Mustier. Invece lo scossone giunge da Bolloré, da quasi vent'anni nel patto, che spiega in una nota che "la scelta è collegata al crescente impegno finanziario" in Vivendi, la cui quota di possesso è cresciuta in dodici mesi dal 20,6% al 26,2%, e "all'obiettivo di utilizzare con maggiore flessibilità i suoi asset". Il bretone, tuttavia, chiarisce che intende mantenere in portafoglio la partecipazione, seppure non più vincolata. Fonti di piazzetta Cuccia precisano che in cda non cambierà niente.

All'assemblea del patto si sono comunque presentate la figlia del finanziere bretone, Marie Bollorè, e la banchiera Valerie Hortefeux, che rappresentano i francesi nel board di Mediobanca. I pattisti dovrebbero incontrarsi un'altra volta prima di fine anno, ma non in tempo per la prossima assemblea ordinaria sul bilancio di sabato 27 ottobre. Nel frattempo l'assise di oggi affida al comitato e a Casò il compito di sondare l'interesse dei partecipanti a "individuare alternative alla mera decadenza a fine anno dell'attuale accordo".

Se si deciderà di procedere nel 2019 con un 'patto light', l'eventuale nuovo accordo dovrà durare almeno fino al 2020, quando si rinnoverà il cda della banca principale socio di Generali. Difficile immaginare, comunque, un'intesa che non includa anche l'8,4% di Unicredit, che non è uscita per il momento allo scoperto. L'altra strada, precisano le fonti, è quella della public company, un'opzione che piacerebbe molto ai mercati. Casò, lasciando l'assemblea del patto, resta cauto e non esclude che si possa trovare un accordo anche con una quota complessiva di poco superiore al 10%. Oggi Mediobanca termina a Piazza Affari in calo dello 0,99% a 9,168 euro, ma in realtà l'istituto guidato dall'a.d. Alberto Nagel fa meglio di altri in un contesto di vendite. In merito all'ipotesi di uno scioglimento o di un proseguimento del patto, Nagel aveva detto nella sua ultima conference call a maggio che Mediobanca "è pronta su entrambi gli scenari", ricordando che "il totale degli investitori istituzionali in Mediobanca ha raggiunto una quota del 45% ed era la metà solo qualche anno fa".

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