Mastrapasqua (Inps): Riforma pensioni è ok, ma welfare va rivisto

Milano, 4 apr. (LaPresse) - Il sistema pensionistico è sostenibile? Servirà una nuova riforma? Di chi è la colpa se milioni di italiani percepiscono pensioni basse che non si rivalutano? A tutti questi interrogativi ha risposto oggi a Milano, durante un convegno organizzato all'università Cattolica di Milano, Antonio Mastrapasqua, presidente dell'Inps, partendo da una premessa necessaria: "Non difendo e non condanno la riforma Fornero". Il manager pubblico con più incarichi e uno stipendio sopra il milione di euro, non ha voglia di nuovi stravolgimenti, e il motivo lo spiega chiaramente: "Negli ultimi 30 anni la maggior parte delle volte le riforme non sono state migliorative e spesso hanno solo corretti errori e ingiustizie precedenti. Ma la priorità è sempre stata data alla parte finanziaria, e solo dopo si è guardato agli effetti sociali e di equità. I Parlamenti e i Governi, non hanno mai fatto programmazione con riforme organiche".

Basta citare ciò che accaduto proprio sulle pensioni: "Dal 1992 si sono state 7 riforme e 30 microriforme legislative - spiega Mastrapasqua - si è immaginato che la riforma del sistema previdenziale fosse la panacea alla mancata crescita del Pil. Sulle pensioni è stato caricato tutto". Senza dimenticare che alcune di queste riforme, spiega il presidente dell'Inps, "sono state spesso chirurgiche, fatte anche per una sola persona, non quindi nell'interesse collettivo ma come accomodamento delle parti coinvolte".

Così però non si può andare avanti, a prescindere dalla riforma Fornero, perché secondo Mastrapasqua, "essendo le pensioni un sistema a ripartizione, se manca la forza lavoro oggi, chi pagherà le pensioni del futuro". Il problema è che ci si è concentrati troppo sulle pensioni, "che fanno audience anche in televisione" spiega "accantonando tutte le altre riforme di cui il Paese ha bisogno. Si fanno comitati per parlare, ma in realtà vuol dire che non si vogliono fare le cose e si rimanda". Anche perché poi le pensioni, secondo Mastrapasqua, non sono il vero problema.

"La riforma Fornero è stata varata in conseguenza di un'onda emozionale" partita ad agosto 2011 con la lettera della Bce al nostro Paese. "Ma era un segnale da dare" ha spiegato Mastrapasqua, "ma la riforma non ha un costrutto tecnico immediato. La riforma nel 2012 ha portato 200 milioni, nel 2013 staremo poco sotto il miliardo, mentre solo tra 10-12 anni arriverà a incidere per 1,5 punti di Pil". Quindi non serviva? "Certo che serviva perché chiude il ciclo avviato dalla riforma Amato-Dini, e ha dato un segnale, ma dispiegherà i suoi effetti in tempi lunghi" risponde Mastrapasqua. Quindi serve un'altra riforma? "Mi auguro di no, e ciò accadrà se ci sarà una crescita economica" risponde il manager.

Se quindi non serve una riforma delle pensioni, cosa bisogna fare? "C'è bisogno di una o più persone che riformino il welfare nel suo complesso - risponde Mastrapasqua - bisogna guardare in maniera chirurgica le varie voci di spesa. Dentro i circa 200 capitoli di erogazione dell'Inps c'è di tutto, serve qualcuno che con coraggio guardi dentro al sistema del welfare nel suo complesso". E questo qualcuno potrebbe essere lei? "Ci sono persone molto migliori di me, io posso dare il mio contributo" risponde arrossendo il numero uno dell'Inps, che molti vedono vicinissimo a una discesa diretta in politica.

"Serve una riforma complessiva del welfare, a cominciare ad esempio dai centri del lavoro, entrati e usciti dalla riforma" spiega Mastrapasqua, che indica anche un modo per evitare il ripetersi di incidenti simili in futuro: "Dobbiamo definire un indice su questi temi, e poi portarlo in Parlamento e votarlo senza modificarlo, altrimenti il dibattito di parti sociali e partiti è solo demagogia e populismo". Sarebbe una rivoluzione, ma nell'immediato cosa sarà dell'Italia: "Mi aspetto che il Paese reagisca, il quadro è ancora da delineare, ma l'Italia ce la farà in un modo con cui si farà rispettare". Le priorità? "Lavoro per i giovani, rivedere il welfare, maggiore coesione sociale. E poi dobbiamo togliere tutti i freni all'imprenditoria".

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