Marchionne: Pomigliano è un modello

Pomigliano D'Arco (Napoli), 14 dic. (LaPresse) - Pomigliano è un modello, l'Italia ce la farà, una piccola 'stoccata' alla Fiom e l'appoggio incondizionato di John Elkann. A Pomigliano, l'ad di Fiat, Sergio Marchionne incassa la fiducia incondizionata del presidente del Lingotto nel giorno della presentazione della nuova ciry car: la Panda. Marchionne ed Elkann fanno il loro ingresso, in mezzo a due ali di operai, nella sala della conferenza stampa allestita all'interno della fabbrica: tra la catena di montaggio. Si siedono in prima fila e lasciano che i manager dell'azienda spieghino ai giornalisti come è nata e quali sono le caratteristiche della nuova nata in casa Fiat. Prima di prendere la parola, però, il manager incassa il pieno appoggio della famiglia Agnelli. "Ribadisco qui l'impegno mio e della mia famiglia a sostenere gli sforzi di Sergio Marchionne che hanno l'obiettivo di fare di Fiat-Chrysler un grande gruppo che fa grandi automobili", dice John Elkann aprendo l'incontro. "Voglio ringraziare voi operai che oggi siete qui in questo stabilimento e volevo ringraziarvi per aver sfatato un luogo comune, cioè che nel Mezzogiorno non c'è voglia di lavorare".

L'investimento di 800 milioni di euro nell'impianto di Pomigliano, spiega ancora Elkann, "è un passo decisivo nello sviluppo del piano prodotto che Fiat Chrysler sta attuando" e "rappresenta un piano importante nell'ammodernamento dei nostri impianti. È il segno concreto che l'unico modo per fare investimenti di auto è garantire che ci siano le condizioni di competitività. Questa giornata - ha aggiunto Elkann - è l'esempio della realizzazione del piano prodotto di Fiat-Chrysler, un gruppo globale con 190mila dipendenti in 120 Paesi, 53 stabilimenti, 11 brand e 56 prodotti. Il nostro futuro è fatto di prodotti. Vogliamo continuare ad avere successo con i nostri prodotti". Il caso di Pomigliano "è un esempio che si può fare un prodotto competitivo nel Mezzogiorno. Basta con il tema del Sud penalizzato. Partire dal concetto che il Sud è arretrato è un modo di ragionare che porta al fallimento".

Quanto all'accordo sul contratto di lavoro, per il presidente della Fiat, Pomigliano è "stato l'incubatore da dove è iniziato un nuovo dialogo che ha cambiato le modalità di lavoro che potrà dare ricadute positive anche in busta paga". Poi è arrivata la volta di Marchionne, che parla dell'Italia come motore da cui far ripartire la ripresa. "Il nostro dovere è privilegiare il Paese in cui la Fiat ha le proprie radici" afferma l'ad, che conferma che gli impegni finanziari del 2011 "saranno mantenuti" e, per il 2012, c'è "una buona possibilità di mantenere la forchetta". "Agli scettici, ai detrattori, agli antagonisti per professione rispondiamo con i fatti. L'unica cosa che ci interessa perché permettono a tutti noi e alle nostre persone di essere orgogliosi del nostro lavoro".

"Chi ancora dubita che in questo stabilimento si possano fare le cose e farle bene - continua il manager Fiat - non ha che da venire qui, vedere le parti della fabbrica e parlare con la gente che ci lavora". E chi dubita che a Pomigliano e nel sud Italia "si possa creare una nuova cultura industriale, migliorando ciò che c'è di positivo ma anche cancellando quel che c'è di negativo, non ha che da venire qui". "Chi ancora dubita che gli impegni della Fiat siano seri e fondati non ha che da venire qui". Infine la promessa: "Oggi sono qui per ribadire con i fatti che Fiat intende fare la sua parte per sostenere la crescita dell'Italia perché far far ripartire il Paese non è solo compito della politica. Non vogliamo assistenza e essere aiutati da nessuno, ma nemmeno essere ostacolati" nel processo di risanamento dell'azienda, ha concluso.

Lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, secondo Marchionne tornerà ai livelli occupazionali precedenti (4.200 dipendenti) mano a mano che aumenteranno i volumi di produzione della nuova Panda, che a regime raggiungeranno il numero di 1.050 al giorno: "Conosco bene tutti i nostri stabilimenti e ad oggi quello di Pomigliano è il migliore stabilimento del gruppo Fiat al mondo". Poi, come fosse un commiato, saluta gli operai di Termini Imerese. Marchionne si è detto "dispiaciuto" per aver dovuto lasciare lo stabilimento in provincia di Palermo. Ma la decisione, ha spiegato, si è resa necessaria perché l'impianto era in perdita e continuava a perdere denaro.

"Abbiamo fatto tutto il possibile - spiega - ogni volta che mettevamo un euro di capitale - ha proseguito - continuavano le perdite. Non era affatto possibile giustificare la nostra presenza lì. Era impossibile". L'ad del Lingotto ha aggiunto che i lavoratori di Termini sono comunque persone "eccezionali" e "brava gente". Non poteva mancare una ultima stoccata alla Fiom, in relazione al contratto aziendale firmato ieri e che di fatto esclude la Cgil dalla rappresentanza sindacale in fabbrica. "Abbiamo firmato un contratto - dice - portando a conclusione un accordo per il quale abbiamo lavorato molto tempo per creare una realtà industriale valida nel Paese. Alcuni si sono rifutati di partecipare, non è nostra responsabilità, non è una nostra scelta".

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