Marchionne: Per il 2012 serve coraggio

Torino, 20 dic. (LaPresse) - "Nessuno si illude che il 2012 sarà un anno facile. Siamo nel mezzo di una crisi specialmente in Europa, di cui non abbiamo visto ancora tutti gli effetti". Sergio Marchionne una settimana dopo la presentazione show della nuova Panda a Pomigliano, oggi parlando ai 'suoi' manager cancella ogni sorriso al Lingotto, ma come sempre sa indicare anche una via d'uscita. Per superare la crisi ci sono solo due strade davanti, due modi opposti "per affrontare le sfide che la vita ci pone". La prima per Marchionne "è scegliere il ruolo della vittima e passare il tempo a lamentarci di quanto si stava meglio prima, cercando sempre nuove scuse alla nostra pigrizia". La seconda, per Marchionne è invece "alimentare ogni giorno quello scatto d'orgoglio che ci ha permesso più di una volta di stupire il mondo, decidere di gestire le difficoltà e sfruttarle per far crescere le nostre organizzazioni".

"La differenza tra le due strade - ha concluso - si chiama coraggio. Si chiama tenacia. Si chiama leadership. Non cercatela da nessuna parte, se non in voi stessi". Lo stesso capiterà anche all'Europa se non affronterà la crisi con coraggio: "Stiamo correndo il serio rischio di gettare alle ortiche il sogno con cui è nata l'Unione europea, quel disegno di unità e solidità per tutti i suoi membri. Ma le difficoltà del presente offrono all'Europa anche la grande opportunità per prendere in mano il proprio futuro, per scegliere la via dell'unità politica ed economica, oltre a quella monetaria, e per darsi finalmente una natura chiara e definita". Anche perché proprio dall'Europa e dagli Stati Unit, si leva la protesta contro gli speculatori, primi responsabili della crisi.

Indignados, o Occupy Wall Street che siano, Marchionne li giustifica: "Qualcuno ha parlato di 'età dell'indignazione' e credo che ci siano elementi a sufficienza per dargli ragione" ha spiegato Marchionne aggiungendo: "Gli unici che sono usciti illesi dall'abbuffata finanziaria che ha preceduto questo disastro sono proprio coloro che lo hanno causato e che ne hanno tratto i maggiori benefici: gli uomini di finanza e i grandi capi degli hedge-fund. Anche questo sta alimentando l'era dell'indignazione". Venendo a Fiat-Chrysler e al settore auto motive, Marchionne apre qualche spiraglio: "Personalmente non credo agli scenari più pessimistici - spiega il manager - Arriviamo da tempi non facili e ce ne aspetteranno altri, forse ancora più difficili. La situazione economica, a livello mondiale, non è favorevole per un business che richiede un alto impiego di capitale ed è particolarmente sensibile ai rovesci economici".

Tanto più per Fiat, perché "le nostre aziende sono in qualche modo ancora nella loro infanzia e hanno una lunga strada da percorrere. Fiat Industrial - ha spiegato - per cercare nuove opportunità per crescere e rafforzarsi nel mondo e Fiat-Chrysler per completare un'integrazione storica e prendersi il meritato posto nel panorama internazionale dell'auto". Possibile, che detto tutto ciò si debba partire dall'articolo 18? "L'unica cosa è che ci si metta d'accordo e si vada avanti. Abbiamo riacquistato un po' di credibilità - ha aggiunto - bisogna portare il discorso a conclusione".

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