Marchionne: Europa a un miglio da inferno

Roma, 25 ott. (LaPresse) - "Halfway to heaven and just a mile out of hell" (A metà strada per il paradiso e ad appena un miglio dall'inferno, ndr). L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, cita un verso del celebre brano 'Better days' di Bruce Springsteen per sottolineare che il mercato dell'auto in Europa "ha scampato il peggio" ma non è "ancora abbastanza lontano dall'inferno". Intervenendo all'assemblea generale dell'Anfia, l'a.d. del Lingotto evidenzia che nel Vecchio continente il prevalere degli interessi nazionali e delle ragioni della politica "hanno impedito" al settore "di abbandonare l'inefficiente modello del passato per mettersi finalmente su una strada virtuosa", a differenza di quanto fatto negli Stati Uniti, dove l'industria oggi "è in grado di gestire qualunque oscillazione della domanda, può sopravvivere ad un eventuale crollo come può sfruttare efficacemente una ripresa".

A sostegno della sua considerazione, Marchionne sottolinea che ad eccezione della Germania, nessuno dei principali mercati europi ha dato segni di ripresa, con un saldo dei primi nove mesi del 2011 che resta negativo e con l'Italia, in particolare, che ha registrato "tre trimestri in flessione", arrivando a toccare livelli "così bassi che non si vedevano dal 1996". "Il tempo sta per scadere - insiste - e anche il 2012 si preannuncia critico". Per il ceo di Chrysler, l'assise dell'Anfia è anche l'occasione per annunciare l'uscita di Fiat dall'associazione ("Non ha nulla a che vedere con ragioni politiche") perchè il Lingotto ha bisogno di una "libertà d'azione" e per contrabbattere a chi parla di un disimpegno del gruppo in Italia che "la migliore risposta a questi profeti di sventura sono i fatti" che prevedono "la piena saturazione di tutti gli impianti italiani entro i 2014".

Rimane fermo l'obiettivo del raggiungimento del break-even in Europa entro tre anni e sui dati del terzo trimestre 2011, Marchionne sottolinea che "siamo sulla strada giusta per raggiungere tutti gli obiettivi fissati". Nel filone delle risposte ai suoi critici, il manager italo-canadese spiega che la partnership Fiat-Chrysler è basata "sul reciproco rispetto" e che non c'è "spazio per i nazionalismi". "Fiat - ha sottolineato - non è entrata in Chrysler con obiettivi di conquista o con lo stile del dominatore perchè se avessimo adottato questo approccio la nostra partnership sarebbe fallita miseramente".

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