Marchionne: chi è il manager che ha portato Fca a Wall Street

Torino, 13 ott. (LaPresse) - Un manager cosmopolita che in cinque anni ha trasformato l'italiana Fiat in un'azienda globale. Sergio Marchionne è l'italo-canadese diviso tra Svizzera, Stati Uniti e Italia, volato da Barack Obama nel 2009 per acquisire una Chrysler in bancarotta. Oggi, con la nascita di Fca e il suo debutto a Wall Street, si chiude il secondo capitolo della saga del manager con il maglioncino, quello della fusione tra Torino e Auburn Hills. Nei cinque anni precedenti aveva risanato e rilanciato il Lingotto. Davanti il terzo e ultimo capitolo, il piano industriale di Fca che deve portare il gruppo dalle 4,4 milioni di vetture vendute nel 2013 a quota 7 milioni nel 2018. Un piano ambizioso da circa 50 miliardi di euro di investimenti al termine del quale, ha rivelato lo stesso Marchionne a Businessweek, il manager lascerà per "fare altro". Tuttavia il 62enne amministratore delegato di Fiat-Chrysler non rallenta. Anzi, nello stesso giorno della quotazione a Wall Street della neonata Fca, assume anche la presidenza di Ferrari, il marchio più prestigioso del gruppo, al posto di Luca Cordero di Montezemolo. "Fu Umberto Agnelli a indicare Marchionne. Poi parlando con lui mi resi conto che era una persona molto speciale", ha raccontato l'ex presidente di Ifil, Gianluigi Gabetti. Nel maggio del 2003 Marchionne entra come indipendente nel cda di una Fiat a un passo dal fallimento. Arriva da Sgs, società nell'orbita della famiglia Agnelli, che da a.d. ha risanato in soli due anni. Nel giugno 2004 Marchionne prende la poltrona di capo esecutivo anche in Fiat al posto di Giuseppe Morchio. La sfida stavolta è salvare una casa automobilistica in tale affanno che la stessa GM, a inizio 2005, preferisce pagare 1,55 miliardi di euro per rompere l'alleanza.

Nato a Chieti nel 1952, Marchionne lascia l'Abruzzo per il Canada all'età di 13 anni. Il padre è un carabiniere appena andato in pensione e in cerca di opportunità per i figli. Il giovane Sergio passa le serate a giocare a scopa, briscola e poker nell'associazione carabinieri. Passione che si porterà nel trasloco a Torino dove ama sfidare l'allora sindaco Sergio Chiamparino. Laureato in Legge e Lettere a Toronto, Marchionne è anche commercialista. Umberto Agnelli lo sceglie perché vuole puntare su un manager cinquantenne. E l'italo-canadese è pronto a rinnovare. "Ho promosso ragazzi che erano qui da tempo - dichiara - ma che venivano soffocati dai loro capi. Sono per il riconoscimento delle capacità delle persone, che abbiano trenta o sessant'anni". Marchionne modifica le catene di comando, dimezza i livelli gerarchici da nove a cinque e introduce il tu invece del lei, rivoluzionando la vecchia e ingessata Fiat. La sua popolarità cresce nel Paese, con il successo di nuovi modelli come la Nuova Cinquecento e la Grande Punto. La strategia di Marchionne, dice una volta, è la "flessibilità bestiale" della gestione per adattarsi al mercato, "non seguendo mai linee prevedibili, perchè al traguardo della prevedibilità arriveranno prevedibilmente anche i concorrenti, e magari prima". Marchionne è noto per il suo dress-code da fumetto. In ognuna delle sue tre case tiene 30 pullover blu e paia di jeans uguali. Nel 2006 anche l'allora leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, si invaghisce del manager. "Dobbiamo puntare sui borghesi buoni", dice di lui.

L'a.d. del Lingotto capisce presto che per sopravvivere serve trasformare Fiat in un player globale e all'inizio del 2009 punta Chrysler. "Questa alleanza - afferma entusiasta Obama - salverà 30 mila posti di lavoro e molti altri nel settore auto". Il presidente nel 2012 arruola Marchionne in un video per la campagna elettorale contro il repubblicano Mitt Romney. Con il salvataggio di Auburn Hills il manager si merita la copertina di 'Time', che lo definisce 'Car Star' e lo Steve Jobs dell'auto, e si guadagna il plauso di Obama, che di lui fa un'icona della ripresa dell'industria dell'automotive Oltreoceano. In questi anni è duro lo scontro con il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che non firma il contatto di gruppo alla fine del 2011. "Ho sempre avuto ottimi rapporti con la Fiom prima dell'arrivo di Landini", spiega Marchionne. L'a.d. ama fare sopralluoghi a sospresa negli stabilimenti per avere un rapporto diretto con agli operai. Spesso, tuttavia, si trova coinvolto in polemiche politiche, anche per il suo parlare diretto. "Vogliono 5 miliardi di dollari? Si comprino un biglietto della lotteria", dice commentando la richiesta dei sindacati statunitensi per l'ultima fetta di Chrysler. Attaccato per il suo compenso (5,7 milioni di euro nel 2013 tra Fiat-Chrysler e Cnh Industrial), per i dipendenti Fiat in cassa integrazione e per la residenza in Svizzera, Marchionne preferisce andare dritto per la sua strada. "Con Renzi abbiamo in comune il coraggio", spiega l'a.d a fianco del premier nello stabilimento Chrysler di Detroit. "Io sono stato molto criticato in Italia e me ne sono fregato, spero che Renzi faccia altrettanto", aggiunge. L'a.d. è un grande sostenitore del presidente del consiglio, da cui non vuole incentivi ma si aspetta misure per l'export, che l'aiuterebbero a raggiungere gli obiettivi del piano prima di lasciare, nel 2018, il timone di Fca.

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