Manovra, ecco come reddito cittadinanza e quota 100 potrebbero cambiare

Ritardando o riducendo i due provvedimenti, ci sarebbe un risparmio e il deficit non dovrebbe alzarsi sino al 2,4%

Come cambierà la manovra, se davvero ci sarà un accordo tra Roma e Bruxelles? A livello procedurale, si potrebbe anche andare avanti con l'articolato depositato in Parlamento, magari riducendo i fondi stanziati, per poi mettere in atto le correzioni più avanti. Infatti, se si agirà su quota 100 e reddito di cittadinanza, ritardando la loro entrata in vigore o restringendo la platea di chi ne potrà usufruire, il testo della legge di Bilancio non dovrà essere stravolto, anzi.

Nella manovra i due provvedimenti vengono soltanto finanziati. Per i dettagli, saranno presentati appositi decreti o disegni di legge. Ed è praticamente certo che se si raggiungerà quota 100 in un determinato momento dell'anno prossimo, la finestra per 'uscire' dal mondo del lavoro si aprirebbe più avanti, facendo passare altri tre, sei o addirittura dodici mesi. Insomma, si potrebbe allungare il periodo tra il conseguimento dei requisiti e l'effettiva possibilità di andare in pensione. E, nel frattempo, risparmiare qualche soldo.

Un discorso simile si può fare per il sussidio voluto dal Movimento 5 Stelle. Non sono ancora chiare le condizioni alle quali verrà erogato. E sembra che chi ha una casa di proprietà non sarà messo sullo stesso piano di chi è in affitto. Forse si potrebbe abbassare la soglia Isee che porta alla possibilità di ricevere il reddito, per il momento fissata a 9.360 euro. Oltre a ridurre la platea dei beneficiari, si potrebbe ridurre l'importo erogato, soprattutto per le famiglie. Inoltre, si potrebbe seguire la strada indicata dalla Lega: dare parte dei soldi alle imprese che assumono coloro che sono nel programma di sussidio. E così sarebbe più semplice rubricare questi fondi come investimenti.

Ritardando (o riducendo) reddito di cittadinanza e quota 100, ci sarebbe quindi un risparmio e il deficit non dovrebbe alzarsi sino al 2,4%. Si potrebbe puntare al 2,2%. Passare dalla prima alla seconda percentuale permetterebbe di mettere da parte oltre 3 miliardi di euro, come ha sottolineato lo stesso premier Giuseppe Conte, tornato in Italia dopo il giro di incontri a Bruxelles. Il capo della Commissione europea Jean-Claude Juncker, comunque, vorrebbe una percentuale più vicina al al 2%, magari il 2,1%.

Conte, senza svelare cosa potrebbe cambiare nella manovra, ha fatto sapere che l'esecutivo sta studiando "l'esatto impatto economico delle misure che hanno una maggiore incidenza sociale", in modo da "destinare le risorse che eventualmente andremo a recuperare al piano di investimenti, in modo da renderlo ancora più poderoso".

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