Manovra, Bankitalia avverte: "L'aumento dello spread ci è già costato 1,5 miliardi in sei mesi"

Il vicedirettore Signorini critico in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato

 Inizia il giro di audizioni sulla manovra, con un corredo di critiche e dubbi, ma anche di speranze e attese, perché il quadro definitivo sarà chiarito solo dopo l'approvazione definitiva di fine anno, e il via libera ai provvedimenti collegati. Il vicedirettore di Bankitalia Federico Signorini è il primo ad essere ascoltato dopo il ministro dell'Economia Giovanni Tria, e ribadisce subito i timori che suscita lo spread.

L'aumento del differenziale tra Btp e Bund tedeschi "è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di interessi in più negli ultimi sei mesi, rispetto a quanto si sarebbe maturato con i tassi che i mercati si aspettavano ad aprile", spiega il responsabile dell'istituto centrale. Se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati, il conto sarebbe salato: costerebbe 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020. Certo, l'istituto di via Nazionale prende atto che l'esecutivo ha intenzione di ridurre l'incidenza del debito pubblico sul Pil. Ma l'esecutivo vuole realizzare questo obiettivo puntando non sulla riduzione del debito, ma sulla crescita del Prodotto interno lordo, attraverso uno "stimolo indotto dall'espansione del bilancio". "Una politica di bilancio espansiva, pur utile in fasi cicliche particolarmente avverse, non garantisce la crescita nel medio termine, e può metterla in pericolo a lungo andare", avverte il vicedirettore di Bankitalia.

Un monito arriva anche da Maria Bianca Farina, il presidente dell'Ania, l'associazione che raggruppa gli assicuratori. Questi, come gli istituti di credito, non possono che allarmarsi di fronte ad uno spread in crescita. "Le oscillazioni dello spread hanno un effetto, destinato a riflettersi nel tempo, sul valore del risparmio degli italiani", avverte Farina, che è anche presidente di Poste Italiane. A suo parere, "è assolutamente indispensabile riuscire a rassicurare i mercati sulla sostenibilità del debito pubblico italiano nel medio e lungo termine".

Dalla Cgil, invece, arrivano critiche al decreto fiscale collegato alla manovra. "Ogni condono o sconto a chi non ha pagato le tasse - spiega il sindacato - è un'ingiustizia nei confronti dei contribuenti che fanno dell'onestà il loro modo di rapportarsi al fisco". Stessa linea anche da Cisl e Uil. Quest'ultima parla di "schiaffo in faccia a chi vive con redditi da lavoro dipendente e pensione, che compiono il loro dovere di contribuenti pagando regolarmente le tasse alla fonte. La Cisl, comunque, promuove l'apertura del Governo per sviluppare una base sulle pensioni a Quota 100, "a condizione che la formula individuata non penalizzi le donne, i lavoratori discontinui e chi svolte lavori gravosi". Per il momento, però "l'attuale testo non fornisce chiarimenti a questo proposito, rinviando a successivi provvedimenti normativi", e quindi "non ci è possibile formulare un giudizio compiuto", sottolineano dal sindacato.
 

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