'Weekend Lehman', 10 anni fa la crisi che affondò l'economia globale

Storia del crollo finanziario che ha cambiato il mondo

"Weekend Lehman". Così è chiamato il secondo fine settimana del mese corrente dal quel drammatico 15 settembre di 10 anni fa quando la banca newyorkese Lehman Brothers crolla trascinando a fondo Wall Street e facendo precipitare l'economia globale nella crisi più profonda dagli anni '30 del secolo scorso. Il colosso finanziario, non trovando alcun acquirente, affonda come un Titanic dichiarando la bancarotta lunedì alle 13.45 ora italiana, e cogliendo di sorpresa il mondo intero, dopo un weekend di trattative sul filo del rasoio ai vertici del colosso d'investimento con oltre un secondo di storia.

La banca cola a picco per la falla enorme dei mutui subprime, bruciando attivi per 691 miliardi di dollari e lasciando a casa 25.000 dipendenti. È la più grande bancarotta della storia americana. A Wall Street, il Dow Jones perde 500 punti, il maggiore calo dagli attentati alle Torri Gemelle nel 2001. Il mondo sotto choc guarda le foto e i video dei bankers di Lehman Brothers che, il giorno stesso, lasciano il grattacielo con i cartoni in mano.

"Non ci eravamo accorti che stesse arrivando la tempesta perfetta", commenta un dipendente del gruppo bancario a Londra. Ma altri, come Lawrence McDonald, ex trader e co-autore di un libro pubblicato nel 2009 sulla bancarotta della banca ('A colossal Failure of Common SensCommon Sense' - 'Un colossale fallimento del buon senso') sostengono che i capi di Lehman fossero stati a lungo avvertiti dei rischi eccessivi che avevano caricato sulla banca per aumentare i loro profitti a breve termine. Il management "ci ha portati a 250 km/h contro l'enorme iceberg dei subprime", dice ad Afp.

Dal 2005 al 2007 la bolla immobiliare cresce esponenzialmente, per i mutui concessi a compratori insolventi che vengono cartolarizzati, creando una montagna di titoli tossici grazie ai quali Lehman Brothers continua a macinare utili record. Ma a metà del 2007, la rotta si inverte e la banca inizia ad accumulare perdite e a tremare, per il crollo di nove mesi prima, il 16 marzo 2008, di un'altra importante banca d'investimento, Bear Stearns, acquistata per un tozzo di pane da JP Morgan Chase, che sotto l'egida della Fed scongiura in un primo momento lo scoppio della crisi con il proprio intervento.

Più tardi, con Lehman, non sarà possibile fare lo stesso. La Fed sonda Bank of America e Barclays, che si rifiutano di ingoiare il boccone indigesto, mentre il Tesoro ha salvato solo una settimana prima i giganti dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac, che garantivano oltre 5.000 miliardi di prestiti. Pochi giorni dopo, tuttavia, lo Zio Sam salverà anche l'assicuratore Aig, sborsando 180 miliardi di dollari, prima di iniettare nel sistema bancario altri 700 miliardi di dollari ed evitare il collasso del sistema.

Le autorità statunitensi sono state ampiamente criticate sia per aver sacrificato Lehman Brothers sia per aver salvato altre banche, come Goldman Sachs. "Siamo stati criticati per aver fatto fallire Lehman", ammette Henry Paulson, segretario al Tesoro di George W. Bush, al timone all'inizio della crisi. "Lehman era molto debole, anche rispetto ad altre istituzioni, era molto difficile trovare qualcuno abbastanza forte, in quel momento di pericolo, che si assumesse il rischio", aggiunge Timothy Geithner, allora a capo della Fed di New York. Il presidente della Bce, Mario Draghi, intervenuto al termine della riunione di politica monetaria, sostiene che le banche oggi siano "più forti" di 10 anni fa, ma non bisogna rilassarsi nella vigilanza, "perché in molti casi il business è migrato sul sistema ombra dello 'shadow banking'".
 

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