Lavoro, Landini (Fiom-Cgil): Torniamo all'acciaio di Stato

Roma, 31 ott. (LaPresse) - "Se non vogliamo svendere o regalare la siderurgia agli stranieri è indispensabile che lo Stato faccia la sua parte". Lo dichiara Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, intervistato da La Repubblica. E, per 'fare la sua parte', Landini intende tornare all'acciaio di Stato: "Penso che non si possa più rinunciare a un intervento pubblico nei settori strategici, com'è quello della siderurgia, finalizzato anche a definire nuovi assetti proprietari". Senza un intervento dello Stato, quindi, l'uscita dalla crisi del settore siderurgico è molto difficile. Con il presidente del Consiglio Renzi "abbiamo posto questo problema, che è il perno di qualunque strategia di politica industriale" e il premier si è detto "disponibile a un confronto". Quando il giornalista Roberto Mania gli chiede se, ad esempio, l'Ilva dovrebbe essere acquistata dallo Stato, Landini risponde "Per l'Ilva questo passaggio è necessario. L'Ilva deve cambiare proprietà. Per fare questo c'è bisogno della forza dello Stato". Per l'Ast di Terni, invece, "Non escludo nulla. Certo a Terni è necessario innanzitutto verificare se l'azienda è disposta a rivedere il piano industriale".

"Nei prossimi mesi rischiano di saltare migliaia di posti di lavoro - aggiunge il segretario -. Siamo di fronte a un'ondata di licenziamenti collettivi. Mercoledì in piazza c'erano pure gli operai della Jabil, 400 licenziamenti a Caserta, e quelli della Trw di Livorno, altri 500. Questo è quello che sta succedendo". Sulla possibilità di uno strumento diverso dallo sciopero, Landini risponde: "Lo sciopero generale non è altro che la continuazione della manifestazione di sabato. Per abbassare i toni bisognerebbe avere la possibilità di confrontarsi. Con lo sciopero chiediamo al governo di cambiare le sue politiche economiche e sociali. Ciò che ha fatto finora non è adeguato alla situazione". Riguardo agli scontri tra forze dell'ordine e lavoratori Ast, le scuse, da Palazzo Chigi, "Non ci sono state. Ma non c'è dubbio che sia stato un atto importante (l'incontro a Palazzo Chigi con Fiom-Cgiòìl, ndr), di rispetto nei confronti delle organizzazioni sindacali. Resta il fatto che senza un'iniziativa di politica industriale le soluzioni delle singole crisi non sono affatto semplici".

La Camusso ha ricordato a Renzi che "prima di abbassare i toni bisognerebbe abbassare i manganelli" e Landini è d'accordo: "Quello che è successo è di una gravità senza precedenti. Le risposte che sono arrivate dal governo fanno pensare che episodi di quel genere non si ripeteranno più". Come Camusso, anche Landini pensa che ci sia stato un ordine dall'alto ai poliziotti di caricare i manifestanti (nonostante le dichiarazioni del ministro Alfano lo smentiscano): "Un poliziotto che va in piazza quando c'è una pacifica manifestazione di operai non si arma di scudi e manganelli se non ha avuto un ordine di quel tipo. E se esegue una carica a freddo, come è successo, vuol dire che qualcuno quell'ordine gliel'ha dato". "C'è un attacco al diritto di sciopero in Italia - aggiunge Landini - come in Spagna, in Inghilterra e in altri paesi europei. È in atto una pressione per mettere in discussione la contrattazione collettiva [...]. Sul piano delle politiche sociali e sindacali questo governo ha assunto il programma di Confindustria. Non c'è solo la cancellazione dell'articolo 18, c'è il demansionamento che, detto in inglese, vuol dire mobbing, c'è il controllo a distanza dei lavoratori, c'è l'abolizione del reintegro anche nei licenziamenti collettivi con procedure sbagliate. C'è l'obiettivo di far saltare il contratto nazionale. Questo non è accettabile". Infine, Landini ha spiegato il significato del suo slogan "Basta Leopolde": "Vuol dire basta discussioni tra chi la pensa allo stesso modo. Vuol dire basta a un modello che salta ogni mediazione e dove chi comanda parla direttamente con il popolo senza intermediazione. Questo processo porta a una riduzione degli spazi democratici. Non dico che è a rischio la democrazia. Penso che, in questo modo, si riducono gli spazi della democrazia".

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