Lavoro, Camusso: Intesa? Presto dirlo

Roma, 19 feb. (LaPresse) - "Dire che siamo vicini è un po' presto". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, risponde alla domanda se è possibile un'intesa a fine marzo sulla riforma del lavoro, intervistata alla trasmissione 'Che tempo che fa'. L'articolo 18 "è una norma di civiltà, ma soprattutto una norma deterrente" e "ha una valenza e non si può cambiare nella sua sostanza perchè dice che non si può licenziare se non c'è un giustificato motivo per farlo", detto Susanna Camusso, ribadendo quindi il no del suo sindacato a possibilità di modifica del testo che disciplina l'obbligo di reintegro per i lavoratori licenziati senza giusta causa nelle imprese al di sopra dei 15 dipendenti. Si tratta di una norma che "non si può indebolire, perchè il messaggio che ne sarebbe ricavato non è una maggiore efficacia economica ma 'potete fare quello che volete'", per il leader della Cgil, che ammette, tuttavia, che "ci sono dei problemi, come ad esempio il fatto che i contenziosi giudiziari durino in media sei anni e questo è troppo sia per il lavoratore che per le aziende".

"Vogliamo una indennità che sia universale e più lunga. Se bisogna fare un discorso generale servono più risorse", ha affermato il segretario generale della Cgil, sul confronto governo-parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali. "Quando il ministro Fornero - sostiene il numero uno della Cgil - dice che si può eliminare la cassa integrazione straordinaria, dice una cosa sbagliata. La cassa va anche a favore della reindustrializzazione".

Sul fronte della crisi, con cui è alle prese l'Italia, per il segretario generale della Cgil Camusso "c'è un problema che è quello di sollecitare le banche a dare credito alle imprese e alle famiglie". "Ma - ha aggiunto la sindacalista - penso che bisognerebbe sollecitare il nostro Paese a comprarsi il debito". "Penso - ha affermato Camusso - che le pensioni e le retribuzioni sopra un certo reddito, per una quota, dovrebbero essere pagate in titoli di Stato". "Questo - ha aggiunto la leader della Cgil - significa riportare il debito nel nostro Paese e non darlo alla speculazione e anche dire alle banche di investire i soldi che hanno nell'economia reale".

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