Lavoro, burocrazia condanna investimenti spagnoli su start-up italiane

Milano, 3 lug. (LaPresse) - Il mercato italiano piace alle Start-up tecnologiche spagnole, ma non troppo. L'Italia è, infatti, solo il quarto paese nell'elenco delle destinazioni europee preferite (dopo Francia, Germania e Regno Unito) per investimenti e aperture di linee di business da parte delle aziende iberiche nate negli ultimi anni. È

quanto emerge dal secondo studio sviluppato da Ticketbis e Keyprocom per analizzare la situazione delle start-up tecnologiche spagnole in materia di internazionalizzazione.Per molte delle aziende incluse nello studio di Keyprocom, che fatturano prevalentemente operando su mercati stranieri, l'Italia non è un paese sufficientemente attraente per aprirci una sede dedicata.

Oltre il 50% di esse ha aperto una sede fuori dalla Spagna ma nessuna lo ha fatto in Italia. Perché? Troppe tasse, eccessiva burocrazia, pochi investimenti privati e un mercato del lavoro non adeguatamente riformato sono alcune delle ragioni che le tengono fisicamente lontano dal Bel Paese, ma quella principale è insita nel ricorso alle nuove tecnologie, che facilitano la gestione del business in un altro paese senza avere la necessità di una presenza fisica.

Per tutte queste aziende il mercato italiano resta importante quanto a volumi e a potenziali clienti.

Lo studio elaborato da Ticketbis e Keyprocom ha come oggetto 14 start-up spagnole che hanno trovato nell'internazionalizzazione la soluzione per crescere e affermarsi nonostante la crisi economica. Queste start-up, la maggior parte delle quali nate proprio in piena crisi, rappresentano uno dei principali motori nuovi della ripresa dell'economia spagnola e una rinnovata fonte di occupazione e di reclutamento di giovani talenti spagnoli ma non solo. Lo studio si colloca in una riflessione più ampia sul ruolo giocato dalle nuove tecnologie nello sviluppo delle imprese e nell'accesso a nuovi mercati. Ander Michelena, CEO e cofounder di Ticketbis, segnala che è fondamentale per il business della sua azienda, crescere fuori delle sue frontiere spagnole. "Nei mesi di aprile e maggio, il fatturato internazionale della compagnia ha superato il 70%", spiega Michelena che ricorda come Ticketbis Italia abbia triplicato il proprio fatturato nel corso del 2013. Per l'azienda, che ha chiuso il 2013 con un fatturato complessivo di circa 28 milioni di euro, l'Italia rappresenta il terzo mercato in Europa e il quinto nel mondo, dietro solo a Spagna, Regno Unito, Brasile e Messico.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata