La Fed rialza i tassi, bene le Borse. Bce: Incertezza geopolitica frena la crescita

Washington (Usa), 16 dic. (LaPresse) - Le Borse europee hanno aperto in deciso rialzo all'indomani della decisione della Federal Reserve di alzare i tassi di interesse di 25 punti base allo 0,25-0,5 per cento. Intanto però la Bce nel bollettino economico parla di una crescita rallentata dalla tensione geopolitica.

BORSE. Per quanto riguarda la Fed erano ormai nove anni che l'economia statunitense non si confrontava con una stretta e da quasi sette che il costo del denaro era di poco superiore allo zero. Ieri sera Wall Street ha chiuso con un progresso di circa un punto e mezzo percentuale, così come la maggior parte dei listini asiatici questa mattina (Borsa di Tokyo +1,59%). In avvio di seduta a Francoforte il Dax sale dell'1,92% a 10670 punti, mentre a Londra il Ftse 100 guadagna l'1,42% a 6147 punti e a Parigi il Cac40 segna un +2,20% a 4726 punti. Ottima partenza anche per Piazza Affari con il Mib a 21.584,37 punti a +1,76% e l'All-Share a 23.331,16 punti a +1,60%


PARLA LA BCE. "La ripresa economica dell'area euro continua a essere frenata dalle prospettive di crescita contenuta nei mercati emergenti e dal moderato andamento dell'interscambio mondiale, dai necessari aggiustamenti dei bilanci in diversi settori e dalla lenta attuazione delle riforme strutturali". E' quanto riporta il bollettino economico della Bce diffuso oggi.

LA MOSSA DELLA FED. Ieri la Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse Usa di un quarto di punto, portandoli dall'intervallo tra zero e 0,25 per cento alla forbice tra 0,25 e 0,5 per cento. È il primo aumento dei tassi dal giugno del 2006. Il costo del denaro era fermo ai minimi storici dal dicembre del 2008. "Questa misura segna la fine un periodo straordinario di 7 anni di tassi vicini allo zero per sostenere la ripresa economica dopo la recessione" ha detto la presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, nella conferenza stampa al termine della due giorni del Fomc che ha alzato i tassi di interesse dai minimi storici.

ANALISI. I politici della Fed sostengono che c'è stato "un notevole miglioramento" del mercato del lavoro statunitense nel 2015 e il comitato di politica monetaria è "ragionevolmente sicuro" che l'inflazione aumenterà nel medio termine fino al suo obiettivo del 2% annuo. Il comitato di politica monetaria della Fed si aspetta che negli Stati Uniti "le condizioni economiche si evolveranno in un modo tale da garantire solo aumenti graduali" dei tassi di interesse. Lo si legge nella nota diffusa al termine della due giorni del Fomc, che ha mosso al rialzo il costo del denaro per la prima volta da nove anni. I politici della Banca centrale seguiranno "attentamente" i progressi "effettivi e attesi" verso l'obiettivo di inflazione della Fed.

STIME PIL IN LIEVE MIGLIORAMENTO. La Fed ha migliorato leggermente le stime sul Pil degli Stati Uniti, portando la crescita mediana attesa al 2,1% nel 2015, al 2,4% nel 2016 e al 2,2% nel 2017. Mentre rispetto alle previsioni di settembre il dato di quest'anno risulta invariato, così come anche quello del 2017, il Pil del 2016 è stato rivisto in leggero rialzo di 0,1 punti percentuali. La Banca centrale ha migliorato anche le proiezioni sulla disoccupazione nel confronto con tre mesi fa. Se il tasso di disoccupazione per il 2015 è rimasto invariato al 5%, per entrambi i prossimi due anni l'istituto centrale guidato da Janet Yellen vede il tasso limato al 4,7% dal 4,8%.

MIGLIORA MERCATO IMMOBILIARE. L'attività economica degli Stati Uniti "si sta espandendo a un ritmo moderato". Lo scrive la Fed nel comunicato finale della due giorni del Fomc. Rispetto a ottobre, scrivono i politici della Banca centrale, gli investimenti fissi e la spesa delle famiglie "sono aumentati a un ritmo sostenuto negli ultimi mesi", mentre il settore immobiliare "è migliorato ulteriormente".

Anche il sottoutilizzo della manodopera, uno dei problemi che controbilanciava al ribasso i progressi del mercato del lavro, "è diminuito sensibilmente dall'inizio di quest'anno". Unica nota stonata, oltre ai rischi legati ai ribassi dei prezzi dell'energia, le esportazioni nette che "sono deboli".


© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata