La Bce lascia i tassi invariati e Draghi rinvia la ripresa al 2014

Francoforte (Germania), 8 nov. (LaPresse) - Il consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariato il tasso di interesse di riferimento al minimo storico dello 0,75%. Nella riunione di inizio novembre l'Eurotower ha tenuto fermi anche il tasso sui depositi, allo zero, e quello marginale, all'1,5%. La decisione della Bce è in linea con le attese degli analisti.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, nella conferenza stampa successiva alla riunione del board ha poi fatto un quadro, desolante, sula situazione economcia europea: "L'attivita economica dell'eurozona resta debole, anche se continua a essere supportata dalle nostre politiche e nonostante la fiducia migliorata. La dinamica della crescita dovrebbe mantenersi debole anche nel corso del prossimo anno". "E' fondamentale" che i governi dell'eurozona "proseguano le correzioni di bilancio" perché "rimangono ancora forti incertezze" ha spiegato Draghi, più ottimista sul fronte inflazione, che come la Bce ripete da mesi, "dovrebbe mantenersi al di sopra del 2% nel 2012, per poi scendere al di sotto nel 2013".

Anche grazie alle misure anti-spread studiate della Bce la fiducia sui mercati, intanto, "è migliorata", secondo l'ex governatore di Bankitalia. "Siamo pronti" ad attivare l'Omt, il programma anti-spread della Bce, che "ci aiuterà a evitare scenari nefasti e fenomeni estremi" ha ribadito Draghi. "Le condizioni - ha aggiunto Draghi - sono chiare". I governi, nonostante la disponibilità di questi meccanismi di salvataggio, devono "accelerare sulle riforme strutturali" che "sono cruciali per migliorare il tasso di occupazione" e la crescita. Secondo Draghi, sono necessarie "ulteriori misure per migliorare la produttività e la flessibilità del mercato del lavoro nell'aera dell'euro", anche se, ha ammesso il numero uno della Bce, "progressi sono stati compiuti". Anche perché le misure di consolidamento dei bilanci negli Stati membri "stanno dando i loro frutti e quindi è importante che si continuino a portare avanti".

Intanto, la domanda straniera per i titoli di Stato di Italia e Spagna "è cresciuta, cosa che non si verificava da un po' di tempo", ha rivelato Draghi, secondo cui il miglioramento, registrato "per il terzo mese consecutivo", è comunque dovuto all'annuncio del programma Omt della Bce. La decisione se ricorrere o meno al piano anti-spread Omt non spetta alla Bce, ma "è in mano ai governi". Sul fronte Grecia con le nuove misure di austerità votate ieri dal Parlamento, Atene ha fatto "un passo avanti molto importante".

Frena credito a famiglie e imprese Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti al settore privato nell'eurozona è ulteriormente diminuito al -0,4% a settembre dal -0,2% di agosto. Lo ha spiegato il presidente della Bce, Mario Draghi. I prestiti alle imprese hanno frenato al -1,5%, dal -0,5% del mese precedente, mentre quelli alle famiglie sono rimasti invariati a settembre al -0,9%. "In larga parte - ha chiarito Draghi - la dinamica debole dei prestiti riflette le prospettive deboli sul Pil, l'avversione al rischio e l'adeguamento in corso nei bilanci di famiglie e imprese, che pesa sulla domanda di credito". Allo stesso tempo, ha aggiunto il presidente della Bce, "in un certo numero di Paesi dell'euro, la segmentazione dei mercati finanziari e i vincoli sul capitale delle banche limitano l'offerta di credito".

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