L'Ocse gela l'Italia: recessione anche nel 2014 Riviste stime Pil: -0,4% invece di +0,5%

Parigi, 15 set. (LaPresse) - L'Italia registrerà nel 2014 un Pil in contrazione dello 0,4%, unico Paese del G7 a segnare un andamento negativo. Lo spiega con la pubblicazione dell'Interim economic assessment di settembre l'Ocse, che in precedenza stimava per l'Italia un aumento del Pil quest'anno dello 0,5%. Per il 2015 la previsione è stata tagliata dal +1,1% ad appena il +0,1%.

RIVISTO AL RIBASSO ANCHE PIL EUROZONA. Il Pil dell'eurozona crescerà dello 0,8% nel 2014 e dell'1,1% nel 2015. Anche per l'area euro comunque c'è stato un taglio: di 0,4 punti percentuali quest'anno e di 0,6 punti per l'anno prossimo. Tra i Paesi dell'eurozona le stime di crescita della sono state riviste per la Germania dall'1,9% all'1,5% nel 2014 e dal 2,1% all'1,5% nel 2015, mentre per la Francia rispettivamente dallo 0,9% allo 0,4% e dall'1,5% all'1%. Per l'Ocse la ripresa nell'area dell'euro "è rimsta deludente, in particolare nei tre Paesi più grandi: Germania, Francia e Italia". L'organizzazione internazionale con sede a Parigi evidenzia che "la fiducia si sta nuovamente indebolendo e lo stato anemico della domanda si riflette nel calo dell'inflazione, che è vicina allo zero nel suo complesso e negativa in diversi Paesi". L'Ocse sottolinea che "mentre la crescita in qualche Paese della periferia mostra segnali incoraggianti per l'economia, un numero di Paesi deve ancora affrontare le sfide strutturali e fiscali, insieme al peso di un alto debito".

RIPRESA GLOBALE MODERATA. L'aggiornamento delle stime fornito dall'Ocse evidenzia che a "livello globale" la ripresa "prosegue a ritmo moderato", mentre "resta debole" nell'eurozona, che "corre il rischio di una stagnazione prolungata". Al contrario, afferma l'Ocse, la crescita sarà sufficiente in Stati Uniti, Canada e Regno Unito per "abbassare ulteriormente la disoccupazione". Il Giappone, afferma l'organizzazione, "crescerà sostanzialmente in linea con il proprio potenziale", mentre la Cina "è destinata a proseguire nell'aggiustamento ordinato dei tassi di crescita ancora elevati, ma più sostenibili". L'Ocse vede "un modesto rimbalzo" delle economie di India e Brasile. Presentando 'Interim economic assessment' di settembre, il vice segretario generale dell'Ocse, Rintaro Tamaki, ha dichiarato che "l'economia globale si sta espandendo in modo non uniforme e soltanto a una velocità moderata. La crescita del commercio resta quindi lenta e le condizioni del mercato del lavoro nelle principali economie avanzate stanno migliorando solo gradualmente, con troppe persone che non riescono a trovare buoni impieghi".

STATI UNITI +2,1% NEL 2014. Secondo le stime dell'organizzazione, gli Stati Uniti cresceranno del 2,1% quest'anno e del 3,1% l'anno prossimo, mentre il Regno Unito vedrà un incremento del Pil rispettivamente del 3,1% e del 2,8%. Il Canada dovrebbe mostrare un andamento del Pil del 2,3% quest'anno e del 2,7% nel 2015. Il Giappone si avvia verso una crescita dello 0,9% e dell'1,1% nei prossimi due anni.

"FLESSIBILITA' DI BILANCIO PER LA CRESCITA". In Europa "data la debolezza della domanda, la flessibilità rispetto alle regole di bilancio dell'Ue dovrebbe essere utilizzata per sostenere la crescita", si legge nel documento. "Gli oneri sul debito - prosegue il testo - in molte delle economie avanzate rimangono pesanti, ma progressi notevoli sono stati fatti nel consolidamento fiscale".

"URGENTI RIFORME STRUTTURALI". "Il continuo fallimento della ripresa globale di generare una forte, bilanciata e inclusiva crescita sottolinea l'urgenza di ambiziose riforme strutturali", continua il documento. Per l'Ocse nell'area dell'euro "la debolezza strutturale del sistema bancario ha ostacolato l'efficacia delle misure di allentamento monetario per supportare la domanda". Per l'organizzazione internazionale con sede a Parigi, serve "abbassare le barriere al commercio e ridurre gli oneri amministrativi sulle imprese" e liberalizzare i servizi deve essere "una priorità comune delle economie avanzate". L'Ocse afferma che "l'occupazione deve essere accresciuta nei Paesi con un grande carico fiscale sul lavoro", attraverso "la riduzione dei contributi per la sicurezza sociale", in particolare in Francia.

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