Jobs act, Poletti: Licenziamenti erano ammissibili anche prima

Milano, 16 nov. (LaPresse) - "La teoria per cui adesso si può licenziare e prima no è priva di ogni fondamento. In questo Paese i licenziamenti legittimi, per ragioni economiche, erano ammissibili anche precedentemente. In questo Paese, negli ultimi sei anni, abbiamo perso un milione 400mila posti di lavoro, e non avevamo il Jobs act, mentre oggi abbiamo un milione di posti di lavoro stabili in più". Lo ha dichiarato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, rispondendo a una domanda sui primi licenziamenti di lavoratori con contratti a tutele crescenti, a margine di una visita alla Afol metropolitana di Milano.

"Io credo - ha proseguito il ministro - che i fatti dicano che le leggi che abbiamo fatto e l'intervento sulla decontribuzione abbiano aiutato a stabilizzare il mercato del lavoro e a renderlo più trasparente. Anche perché molti di quei contratti non sarebbero stati contratti a tempo indeterminato, ma sarebbero stati co.co.pro., contratti a chiamata e tutto il resto. E quindi tipologie di contratto che avrebbero comunque avuto, a fronte di una interruzione, molte meno tutele di quelle che hanno avuto oggi".

Secondo Poletti, "da questo punto di vista siamo dentro a ciò che è normale che accada nella dinamica del mercato del lavoro, dove ci sono le assunzioni e ci sono i licenziamenti. D'altra parte, l'idea che un'impresa tenga al lavoro le persone anche se non ha lavoro è un'idea che cozza contro la logica. Abbiamo visto aziende che hanno cercato di resistere e non hanno licenziato 10 persone, ma poi hanno chiuso e ne hanno licenziate 100. Credo sia più saggio ragionare in termini di riorganizzazioni, ristrutturazioni e rilancio delle imprese, piuttosto che alzar le mani, non prendersi la responsabilità di dire 'abbiamo 10 posti di lavoro in meno' e poi ottenere l'esito che alla fine se ne licenziano 100 chiudendo l'azienda". A riguardo, il ministro ha concluso: "Bisogna prendersi la responsabilità di fare le cose che servono perché le aziende continuino a lavorare. Altrimenti, dire 'è colpa della crisi, chiudiamo', è molto più semplice e uno si salva l'anima, ma non si salvano i posti di lavoro".

In precedenza, entrando nella sede della Afol metropolitana e rispondendo a un cronista che gli citava un caso specifico di licenziamento, indicando il Jobs act come pretesto addotto dal datore di lavoro, Poletti aveva dichiarato: "Non ci deve mai essere nessun pretesto per licenziare nessuno. Se qualcuno lo fa, ci sono le regole: le regole vanno rispettate". Per poi puntualizzare: "Il Jobs act, per come è fatto, non può assolutamente essere considerato una scusa per fare qualsiasi cosa che non sia rispettosa della legge".

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