Istat, crolla la produzione industriale: mai così bassa dal 2012

Secondo i dati Istat l'economia italiana rischia di andare incontro a "una marcata flessione" del Pil, con "serie difficoltà"

La produzione industriale in Italia crolla: mai dal 2012 i dati erano stati così bassi. L'economia italiana rischia di andare incontro a "una marcata flessione" del Pil, con "serie difficoltà". Lo scrive l'Istat nella sua nota mensile sull'andamento dell'economia. "L'indicatore anticipatore ha registrato una marcata flessione, prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività economica", scrive l'istituto statistico, ricordando che "a gennaio 2019, il clima di fiducia dei consumatori, dopo due flessioni consecutive, ha segnato un aumento mentre è proseguito il peggioramento dell'indice composito del clima di fiducia delle imprese". E infatti la debolezza dell'economia italiana potrebbe proseguire anche nel 2019, almeno nei primi mesi, dopo che nel quarto trimestre il Pil ha segnato la sua seconda contrazione consecutiva facendo entrare il paese in recessione tecnica.

Corretta per gli effetti di calendario, a dicembre 2018 la produzione è caduta su anno del 5,5% (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 18 di dicembre 2017). Per quanto riguarda i dati rispetto al resto dell'anno, la produzione industriale diminuisce a dicembre dello 0,8% rispetto a novembre. Lo riferisce l'Istat, precisando che si tratta di un dato destagionalizzato. Nel complesso del quarto trimestre il livello della produzione registra una flessione dell'1,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

Nel 2018 la produzione industriale in Italia è cresciuta dello 0,8% rispetto all'anno precedente, in netto rallentamento dal 3,6% registrato nel 2017. Anche in questo caso, l'Istat precisa che si tratta di un dato corretto per gli effetti di calendario. Il dato grezzo mostra un incremento dell'1,5%, a sua volta molto più lento nel confronto con la crescita del 3,1% realizzata nel 2017. L'indice destagionalizzato mensile mostra un lieve aumento congiunturale solo nel comparto dei beni intermedi (+0,1%). Diminuiscono, invece, in misura marcata i beni di consumo (-2,9%) e l'energia (-1,5%) mentre i beni strumentali registrano una variazione nulla. Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a dicembre 2018 un'accentuata diminuzione annua per i beni di consumo (-7,2%) e per i beni intermedi (-6,4%), con diminuzioni più contenute che si osservano per l'energia (-4,4%) e per i beni strumentali (-3,5%). Tutti i principali settori di attività economica registrano cadute annue rilevanti. Le più rilevanti sono quelle dell'industria del legno, della carta e stampa (-13%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-11,1%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-7,9%)

Consumatori - "Il Paese precipita nella recessione. Un crollo che avrà pesanti ripercussioni anche sul Pil del 2019, ben superiori a quel -0,2% stimato a fine gennaio dall'Istat come variazione acquisita. Un fatto grave, specie se si considera che rispetto ai valori pre-crisi del dicembre 2007, la produzione totale è ancora inferiore del 17%". Lo afferma in una nota Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori, commentando i dati Istat sulla produzione industriale. "In 11 anni, i beni di consumo durevoli - continua Dona - sono franati addirittura del 23,9%, una voragine record che indica come le famiglie sono state obbligate a rinviare l'acquisto dei prodotti più costosi. Considerando le medie annue, dal 2007 al 2018 la produzione è scesa del 17,8%, con -10,5% per i beni di consumo, e -29,2% per quelli non durevoli", conclude Dona.

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