Intervista a Cannata, dirigente Tesoro: 5 miliardi risparmi da tassi ai minimi

di Lorenzo Allegrini

Torino, 26 nov. (LaPresse) - Le aste con i tassi di interesse ai minimi storici dovrebbero permettere al Tesoro di risparmiare "oltre 5 miliardi" di euro nel 2015 rispetto allo scorso anno. Lo afferma Maria Cannata, dirigente generale del Debito pubblico presso il Ministero dell'Economia, intervistata da LaPresse subito dopo un incontro con "un grande investitore internazionale" che la dirigente preferisce mantenere riservato, ma che ha dato un riscontro "molto positivo" sull'Italia.

Secondo la responsabile dei collocamenti dei titoli di debito, la spesa per interessi dovrebbe calare quest'anno "a circa 70 miliardi" dai 75,182 miliardi del 2014. Cannata sottolinea che l'anno delle aste è stato "proficuo" per il Tesoro, soprattutto per il segmento lungo periodo, e se gli acquisti della Bce saranno potenziati il 2016 sarà "sulla stessa linea" e ci saranno "ulteriori risparmi".

L'asta dei Bot a 6 mesi ha fatto segnare oggi ancora tassi di interesse negativi (-0,112%). Ieri 'sotto zero' sono finiti i Ctz biennali e tutti i titoli del Tesoro vengono collocati, ormai da diversi mesi, pagando rendimenti ai minimi record. Qual è il risparmio stimabile per il 2015?

L'impatto delle aste con tassi negativi sarà maginale perché siamo ormai alla fine del 2015. Ma nel corso d'anno è stimata una riduzione di spesa per interessi di oltre 5 miliardi, da 75.182 milioni a circa 70 miliardi. Si tratta di stime di settembre, che comunque non sono variate molto da aprile.

La tempesta della crisi del debito europea sembra lontanissima. Considerando anche che è probabile che la Bce aumenti la portata del suo piano di acquisti di titoli dell'eurozona, è possibile stimare un risparmio per il 2016?

Non diamo ancora cifre ufficiali. Ma se le cose continuano così ci saranno ulteriori risparmi. Nonostante un quadro positivo non è prudente dare cifre, come non sarebbe stato giusto fasciarsi la testa con l'aumento della volatilità sui mercati dei titoli di Stato per la crisi greca di primavera. Gli choc possono essere sempre dietro l'angolo.

Lo spread si stava già raffreddando in precedenza, ma il costo a servizio del debito è precipitato ai minimi storici dopo l'avvio dell'allentamento quantitativo della Bce. Il merito è della Banca centrale o del governo?

Il quantitative easing della Bce è stato assolutamente decisivo, ma nell'evoluzione di quest'anno c'è stato senza dubbio un contributo dall'attuazione delle riforme annunciate dal governo. Ho incontrato molti investitori e tutti quanti si dimostrano positivamente impressionati da come le riforme vengono approvate e poi portate a termine, anche quando la situazione può sembrare incerta.

Una legge di stabilità finanziata per la gran parte in deficit non rischia di mettere sotto pressione nuovamente il costo del debito dal 2016?

C'è un po' di rilassamento del deficit, ma ridurre tutto a questo sarebbe semplicistico. Le misure sono state prese a favore della crescita, per consolidare la fiducia che si è creata negli ultimi mesi sia in Italia, dove tutti gli indicatori stanno registrando valori molti alti, sia tra gli investitori, e che sarebbe a rischio con un'ulteriore stretta sui conti. La ripresa della fiducia è stata determinata più dalla ripartenza del Pil che dal controllo dei conti pubblici. Gli investitori sono consapevoli che il problema era la dinamica del denominatore, ovvero del Pil, perché l'Italia non ha mai avuto un deficit esorbitante.

Chi sono questi investitori? Qual è la composizione della domanda dei titoli italiani, che si sta dimostrando robusta?

La domanda è molto variegata. Ci sono sia gli italiani, sia gli stranieri. Quest'anno sembra che ci sia stata una prevalenza degli investitori stranieri anche nelle aste. C'è una componente europea molto forte, con un peso particolare della City di Londra, ma anche una domanda Usa molto solida. Sono stati molto presenti gli scandinavi e dal secondo trimestre del 2015 abbiamo rivisto gli investimenti dei giapponesi.

Come definirebbe la gestione delle aste nel 2015?

E' stato un anno proficuo, siamo riusciti a collocare molto a lungo termine con tassi bassi. Come a gennaio, con il nuovo trentennale al 2046, per 6,5 miliardi, riaperto dopo la prima emissione. Oppure il Btp a 15 anni, per 8 miliardi, collocato a marzo. Anche la scadenza del Btp Italia è stata allungata di due anni, passando da 6 a 8 anni. L'anno prossimo, se la Bce conferma o amplia il quantitative easing, le prospettive sono sulla stessa linea. I movimenti dei tassi degli ultimi giorni sembrano dire questo. Pare che ci sarà ancora domanda per il segmento lungo e questo si combina bene con i nostri obiettivi.

Oggi la Commissione Ue ha confermato l'Italia tra i Paesi più a rischio per gli squilibri macroeconomici proprio per l'elevato livell del debito in rapporto alla crescita.

Sappiamo che il debito è il punto di maggiore criticità, il giudizio di Bruxelles non poteva essere diverso con un livello così alto. L'anno prossimo comincerà però a scendere con un ritmo che ci permetterà di rimanere all'interno delle regole Ue. Le privatizzazioni stanno andando meglio delle attese e, anche se a livello quantitativo possono sembrare poca cosa rispetto al debito, vengono percepite dagli investitori come la dimostrazione che il governo è pronto a usare tutte le risorse per ridurlo e per modernizzare il Paese.

Lo spread tra Btp e Bund tedesco a 10 anni si aggira ormai da un po' intorno a quota 100 punti. Pensa che possa calare ancora?

Nel 2002 lo spread era a 20 punti base. Non credo che tornerà a quei livelli, ma ritendo che ci siano ancora margini per una riduzione.

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