Inflazione, nel 2015 prezzi +0,1%: è al livello più basso dal 1959

di Lorenzo Allegrini

Torino, 5 gen. (LaPresse) - Né la ripresa moderata né il denaro stampato dalla Bce sembrano in grado di rianimare i prezzi al consumo. L'inflazione in Italia, pari in media d'anno al +0,1% nel 2015, è al livello più basso da oltre mezzo secolo. Ovvero, fa sapere l'Istat, da quel 1959 in cui il Belpaese cadde in deflazione, con un -0,4%. Sembra una buona notizia per il potere d'acquisto delle famiglie, ma tradisce in realtà consumi ancora indietro e rende più problematico il recupero del debito pubblico. Non va meglio per l'eurozona, che vede crescere i prezzi a un ritmo asfittico, nonostante gli acquisti di asset della Bce di Mario Draghi per 60 miliardi di euro al mese e i tassi ai minimi storici.

A dicembre in Italia i prezzi al consumo hanno segnato al lordo dei tabacchi una variazione nulla rispetto al mese precedente e un aumento dello 0,1% su base annua, lo stesso registrato a novembre. I miseri 0,1 punti registrati nel 2015, rappresentano una flessione dal magro +0,2% del 2014 e il terzo rallentamento di fila in media d'anno.

Sintomo di uno stop da non sottovalutare sono i prezzi del carrello della spesa di dicembre. I beni alimentari, per la cura della casa e della persona costano lo 0,3% in meno sul mese ma aumentano, in termini annui, dello 0,9%, tuttavia in deciso rallentamento dal +1,3% di novembre.

Il recupero dell'inflazione fatica in tutta l'area della moneta unica. Se ieri aveva deluso il dato tedesco, oggi Eurostat riferisce che l'inflazione di dicembre per l'eurozona è del +0,2% su base annua, un dato stabile rispetto a novembre e sotto le aspettative degli economisti, che avevano previsto una lieve accelerazione al +0,3%.

Ma è soprattutto l'inflazione 'core', ovvero quella che non tiene conto di alimentari ed energetici, a creare grattacapi a Draghi. Secondo l'isituto di Bruxelles questa, tenuta sotto stretto controllo dai falchi della Bundesbank, è scesa allo 0,8% annuo in dicembre, dallo 0,9% di novembre e dall'1% di ottobre. Sono quasi tre anni che, anche in presenza di misure di politica monetaria radicali come il quantitative easing, la Banca centrale manca il target sull'inflazione sotto ma vicino al 2%, mettendo a rischio la propria credibilità. Gli analisti cominciano a pensare che la Bce sarà costretta a fare di più, probabilmente nella riunione del consiglio direttivo di marzo.

Nonostante questo quadro, il Codacons è cautamente ottimista per l'Italia. "Nel corso del 2016 si prevede una rialzo del tasso di inflazione in Italia, grazie anche alla ripresa dei consumi da parte delle famiglie e all'incremento della domanda interna", dichiara il presidente dell'associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Secondo Federconsumatori e Adusbef, invece, il livello dell'inflazione "lascia molte perplessità e suscita molta preoccupazione". Per le due organizzazioni, infatti, gli aumenti dei prezzi riguardano soprattutto le tariffe, come quelle autostradali e del servizio idrico.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata