Industria, Federmeccanica: In 5 anni -30,4% produzione, -2,7% in 2013

Roma, 24 feb. (LaPresse) - Nel corso del 2013 la produzione metalmeccanica è diminuita del 2,7% rispetto all'anno precedente e risulta inferiore del 30,4% rispetto ai livelli che si realizzavano prima della crisi del 2008-2009. Lo si legge nell'indagine congiunturale di Federmeccanica, che sottolinea che, con riferimento al periodo pre-recessivo, "c'è da segnalare che l'industria metalmeccanica ha bruciato circa 1/4 del potenziale produttivo allora in essere". Tuttavia, precisa l'associazione, i risultati dell'indagine trimestrale "evidenziano un parziale miglioramento della congiuntura metalmeccanica rispetto agli andamenti recessivi osservati fino ai primi mesi del 2013. La ripresa appare però debole e dovrebbe confermarsi tale nell'evoluzione a breve a causa del persistere di una sostanziale stagnazione dei consumi interni". Nell'ultimo trimestre del 2013, sulla base dei dati di fonte Istat, i volumi di produzione sono cresciuti dell'1,1% rispetto al precedente trimestre e dello 0,7% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente. "La debolezza della ripresa - spiega Federmeccanica - oltre che dalla componente interna della domanda, è stata determinata da un parziale peggioramento delle dinamiche esportative che, alla luce della positiva evoluzione della congiuntura in atto nei principali paesi dell'Unione europea, dovrebbero invertire le tendenze già a partire dai primi mesi del 2014". Nell'anno trascorso le esportazioni metalmeccaniche sono diminuite mediamente dell'1,8% mentre nel solo mese di dicembre risultano cresciute del 3,2%. Il calo più accentuato delle importazioni (-6,0%) ha determinato un miglioramento del saldo dell'interscambio di prodotti metalmeccanici passato dai circa 60 miliardi del 2012 agli attuali 65 miliardi. Con riferimento all'utilizzo del fattore lavoro, il ricorso alla cassa integrazione guadagni risulta cresciuto nel 2013 del 7,5% rispetto al 2012 e, complessivamente, i 414 milioni di ore autorizzate sono risultati equivalenti a circa 226mila lavoratori a tempo pieno non utilizzati nei processi produttivi. "Tale situazione e l'esiguità della ripresa in atto - conclude l'analisi - non lasciano prevedere, almeno per la prima metà del 2014, un'inversione delle tendenze negative che stanno interessando le dinamiche occupazionali del settore".

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