Ilva, tribunale fallimentare Milano dichiara stato di insolvenza

Milano, 30 gen. (LaPresse) - Il tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato lo stato di insolvenza per l'Ilva nell'abito della procedura di amministrazione controllata. I giudici della seconda sezione del tribunale civile fallimentare di Milano hanno anche nominato come giudice delegato per la procedura Caterina Macchi. I giudici hanno poi fissato per il 29 giugno prossimo l'udienza nella quale verrà esaminato lo stato passivo della società commissariata.

INDEBITAMENTO DI QUASI 3 MILIARDI. L'Ilva, da quanto scrivono i giudici "presenta un indebitamento complessivo pari a 2.913.282.000". "Ilva spa si trova in stato di insolvenza secondo la nozione delineata dall'articolo 5 della legge fallimentare, come adeguatamente illustrato nel ricorso comprovato dalle allegazioni documentali - si legge ancora nel decreto - risultando che la società presenta capitale circolante negativo per circa 886 milioni di euro, un posizione finanziaria nella negativa per 1583 milioni di euro, una progressiva riduzione del patrimonio netto contabile è una redditività negativa della gestione alla data 30 novembre 2014 e che nonostante le articolate misure messe a disposizione del Commissario da interventi legislativi speciali, ampiamente illustrate nel ricorso, non sussistono ne affidamento da parte di terzi che consentano di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le obbligazioni r di far fronte, contestualmente al l'attuazione degli interventi previsti dal piano ambientale approvato con Dpcm 14 marzo 2014".

Il collegio presieduto da Cesare de Sapia, e composto da giudice Caterina Macchi e dal giudice a latere Francesca Mammone, dopo aver letto il ricorso presentato dal commissario straordinario dell'Ilva volto a ottenere la dichiarazione di insolvenza della società e visto il decreto dello scorso 21 gennaio con il quale il Ministero dello Sviluppo Economico ha ammesso l'Ilva alla procedura di amministrazione straordinaria nominando commissari straordinari Piero Gnudi, Corrado Carruba e Enrico Laghi, ha ritenuto che sussistano i presupposti previsti dalla legge per la dichiarazione di insolvenza. Per partecipare all'adunanza per l'esame dello stato passivo - fissata per il 29 giugno davanti al giudice delegato, presso il Palazzo di Giustizia di Milano - i creditori e i terzi che vantano diritti reali o personali su cose in possesso di Ilva spa, spiega la sentenza, dovranno inviare le domande esclusivamente attraverso posta elettronica certificata entro 30 giorni prima della data dell'adunanza. L'indirizzo di posta elettronica a cui dovranno essere inviate le domande sarà comunicato al Registro delle Imprese entro dieci giorni a partire da oggi dai commissari straordinari dell'Ilva.

POSIZIONE RIVA POTREBBE AGGRAVARSI. Con la sentenza dei giudici Tribunale fallimentare di Milano che ha dichiara lo stato di insolvenza dell'Ilva e fissa per il 29 giugno nel Palazzo di Giustizia di Milano l'adunanza dei creditori per l'esame dello stato passivo rischia di aggravarsi, anche dal punto di vista penale, la posizione dei scomponenti della famiglia Riva, già indagati in diverse inchieste a Taranto e Milano. Sul fronte penale, infatti, i membri della famiglia Riva potrebbero incorrere in nuove incriminazioni per il crac del colosso siderurgico. I giudici si sono riuniti in udienza camerale il 28 dicembre e in appena due giorni sono arrivati a pronunciare la sentenza.


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