Ilva, Di Maio non annulla la gara e chiude la procedura: acciaierie ad ArcelorMittal

E pubblica il parere dell’Avvocatura: "Prevalga l'interesse pubblico". Calenda: "Ministro distorce. Dovrebbe dimettersi"

Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha disposto la chiusura di della gara di aggiudicazione dell'Ilva senza procedere all'annullamento. È quanto si legge nel provvedimento pubblicato sul sito del Mise con il parere dell'Avvocatura di Stato.

"La mancata valutazione della nuova offerta in rilancio formulata da Acciai Italia può assumere rilievo quale elemento sintomatico della figura di eccesso di potere integrante uno dei presupposti per l'eventuale esercizio del potere di autotutela ex artt. 21-octies e 21-nonies della l. 241/1990", si legge nel parere dell'Avvocatura dello Stato pubblicato online sul sito del Mise. Sulla mancata riapertura dei termini della gara a fronte di un consistente ampliamento del margine temporale per la realizzazione del piano ambientale, l'Avvocatura scrive: "Se lacuna vi è stata, essa pare riferibile più che all'operato dell'Amministrazione al mancato coordinamento da parte del legislatore, in ottica pro-concorrenziale, del termine per la presentazione delle offerte rispetto alla dilatazione dei tempi per l'esecuzione degli interventi ambientali: in astratto il legislatore avrebbe potuto adeguare il primo al secondo, sì da consentire la più ampia e consapevole partecipazione di altri soggetti". Dal 2012 è sempre stato il Governo a disciplinare la materia-Ilva con il decreto-legge.

Immediato il commento di Carlo Calenda. "Chiaro ora perché Di Maio ha tenuto segreto il parere! L'Avvocatura conferma in pieno parere precedente su rilanci. Eccesso di potere ci sarebbe stato se non si fosse tenuto in conto interesse pubblico. In un paese SERIO un Ministro che distorce un parere istituzionale si dimette", scrive su Twitter l'ex titolare del Mise.

 

 

"Su Ilva abbiamo fatto meglio di quelli di prima", insiste però Di Maio in un video pubblicato su Facebook. "Abbiamo risolto la crisi in tre mesi quando quello di prima in sei anni non sono stati capaci. Tutti assunti e nessun esubero", Secondo l'Avvocatura di Stato, il problema della gara è stato "la mancata valutazione della nuova offerta in rilancio formulata da Acciai Italia", che potrebbe assumere rilievo se si considerasse l'"eccesso di potere" come presupposto per annullarla. Tuttavia, "la possibilità di addivenire a un legittimo esercizio del potere di annullamento" per esistere dovrebbe anche "ancorarsi ad un interesse pubblico concreto ed attuale, particolarmente corroborato".

"Come abbiamo già raccontato - ribadisce il ministro - nella gara di assegnazione per l'Ilva c'è stato pochissimo di regolare, ma ci sono anche condizioni - dopo due anni ed otto mesi - che vanno a costituire un unicum paradossale. In soli tre mesi abbiamo verificato le carte: potevano essere fatti i rilanci per migliorare l'offerta, ma non sono stati presi in considerazione. Si poteva revocare la gara per opportunità essendo il bene pubblico il primo fine da perseguire, ma non è stato fatto, dilatando i tempi e facendo scappare ogni altro possibile competitore". Per Di Maio, quindi, "c'è stato un 'eccesso di potere' ma a termini di legge l'illegittimità dell'atto non è sufficiente per annullarlo".

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