Ilva, dopo maratona c'è l'accordo al Mise. Di Maio: "Miglior risultato possibile"
Accordo siglato tra sindacati e Mittal: 10.700 assunzioni con articolo 18. L'impegno dell'azienda anche su esuberi rimasti al 23 agosto 2023

La firma sul gong e una città intera può sorridere: dopo 18 ore di trattative è arrivata al Mise l'intesa tra Arcelor Mittal, sindacati e commissari straordinari per il polo siderurgico dell'Ilva. L'intesa prevede l'assunzione immediata da parte del colosso angloindiano di 10.700 lavoratori invece dei 10.300 proposti all'inizio.

Ma c'è di più, perché l'azienda dà la garanzia per il completo assorbimento di tutti i lavoratori a partire dal 2023, in concomitanza della fine del piano ambientale e la fine della liquidazione di Ilva. In più il nuovo piano dell'accordo prevede un piano per l'esodo, volontario e coperto da 250 milioni. Confermato inoltre l'accordo di programma per Genova.

Scheda: intesa su 10.700 assunzioni: no esuberi e Jobs Act

Le cifre totali? Un piano industriale di 4,2 miliardi di euro di investimenti di cui 1,8 per il prezzo, 1,25 industriali e 1,15 in investimenti di carattere ambientale. Il testo dell'accordo sarà ora sottoposto a una consultazione tra i lavoratori, i cui risultati saranno resi noti entro il 13 settembre. Lo sciopero dell'11 è stato ovviamente revocato. Fondamentale, come confermato anche dai sindacati, il lavoro di mediazione del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, capace di porre fine al rebus industriale. Insomma, qui si è vista una manina 'buona' (non come quella citata per la relazione sul decreto dignità), che come nei miglior film d'azione ha tagliato il filo rosso per disinnescare la bomba dell'Ilva.

"L'accordo è senz'altro il migliore possibile nelle peggiore situazione possibile, anche a livello ambientale. Terrò fede a tutti gli impegni assunti", spiega davanti al Mise dopo la firma dell'ipotesi di accordo. Per Taranto è in arrivo "una legge speciale", con risorse che saranno portate in Legge di Bilancio. L'obiettivo per il governo è "rilanciare" la città pugliese, dopo aver raggiunto un obiettivo "in tre mesi dopo dopo sei anni di inconcludenze". Per gli impianti siderurgici è l'inizio di un percorso nuovo, definita da Arcelor Mittal una "pietra miliare" che renderà "l'Ilva una impresa più forte e più pulita".

Dopo la maratona c'è soddisfazione anche al Quirinale, secondo quanto riferiscono fonti vicine al presidente Sergio Mattarella, e ovviamente tra i sindacati. Per la segretaria generale Fiom Francesca Re David "l'accordo è fatto ma per noi, per essere fatto, deve essere approvato dai lavoratori con il referendum", mentre la Uilm parla di "giornata storica". L'ipotesi di accordo prevede "il mantenimento dei livelli salariali, normativi e di contratto (senza jobs act e con la garanzia dell'articolo 18) e zero esuberi", esulta il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. "La caparbietà e la determinazione del sindacato ha sbloccato la rigidità aziendale e ha convinto il Governo attraverso Di Maio a superare una fase di speculazione politica sulla vertenza e a concentrarsi sul futuro dei lavoratori, dell'industria e dell'ambiente", conclude il leader della Fim Cisl Marco Bentivogli.

Con l'accordo, il "pubblico interesse" sarà comunque salvaguardato e i nuovi proprietari dell'Ilva entreranno ufficialmente in Ilva il 15 settembre, dopo oltre un anno di attesa. Taranto può riparte da qui: un successo che fa felici sindacati, azienda e soprattutto governo. 

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