Grecia, IG: Pochi effetti su eurozona dal voto, escluso contagio

Milano, 21 gen. (LaPresse) - Oltre al 'quantitative easing' che Mario Draghi sembra avviato ad annunciare domani, l'altro evento che tiene con il fiato sospeso l'Europa sono le elezioni in Grecia di domenica. Ma l'impatto sui mercati sarà molto più ridotto, almeno secondo gli analisti di IG, che escludono rischi di contagio al resto dell'eurozona qualora vincessero le forze politiche anti-Troika come Syriza. La società quotata alla Borsa di Londra e che opera da 40 anni nel trading, ha infatti incrociato con una media ponderata i sondaggi sulle intenzioni di voto prodotti da 13 differenti istituti di ricerca ellenici. Emerge che ad imporsi sarà proprio Syriza di Alexis Tsipras con il 34,8% dei voti, contro il 30,9% di Nuova Democrazia di Antonis Samaras. Staccatissimi tutti gli altri, compresi il Pasok sotto il 5%, mentre Alba dorata resterebbe sotto al 6%, mentre la vera sorpresa sarà To potami fondato dal giornalista televisivo Stauros Theodorakis che arriva al 6,7%. Stando così le cose, però Tsipras non riuscirà ad avere la maggioranza assoluta di 151 deputati necessaria alla camera unica del Parlamento greco. IG stima una forbice tra 139 e 149 deputati, servono quindi uno o più alleati.

Secondo IG lo scenario più probabile è che quindi Tsipras governi con un alleato, e proprio To Potami al 60% sarà il secondo protagonista del nuovo governo. Ciò rende più probabile la prosecuzione delle attuali politiche di risanamento orchestrate dalla Troika (Ue, Fmi, Bce) con però una revisione delle attuali condizioni di rientro sul debito. La Grecia infatti oggi ha 320 miliardi di euro di debiti, appena 32 in più rispetto al febbraio 2012 quando la crisi di Atene era ai massimi. Rispetto ad allora, segnalano da IG, la composizione del debito è però radicalmente mutata. Tre anni fa i privati avevano in mano il 59% del debito greco oggi, oggi siamo al 17%. I Governi dell'eurozona sono al contrario passati dal 15% al 62%, la Bce è invece scesa dal 16% all'11%, mentre il Fmi oggi è al 10% contro il 6% del 2012. Stando così le cose, appare improbabile che Tsipras possa chiudere la porta in faccia alla Troika, potrà invece chiedere, secondo IG, un allungamento delle scadenze di pagamento, una riduzione dei tassi e forse anche il cosiddetto 'haircut', ovvero una riduzione nominale del debito come già avvenuto per i privati dal 2010 ad oggi, visto che hanno accettato di veder scendere da 205 miliardi a 98,5 il valore nominale dei loro titoli senza però rinunciare agli interessi.

Quest'ultima ipotesi appare peerò la più difficile da concretizzare, mentre su tempi e tassi per il 'rientro' qualche colloquio è già in corso. Infine IG analizza anche l'ipotesi estrema, ovvero l'uscita dall'euro ed un suo possibile contagio agli altri Paesi: "Un simile evento creerebbe un precedente che potrebbe mettere in dubbio la credibilità dell'eurozona nel suo complesso" spiegano da IG. "Nel caso di una nuova ristrutturazione del debito ci aspettiamo, invece, che il rischio contagio sia piuttosto limitato e sicuramente inferiore a quanto visto negli anni scorsi" spiegano gli analisti. Per l'Italia una vittoria di Tsipras ed una conseguente rinegoziazione del debito, potrebbe pesare per 30/40 punti base sul rendimento dei Btp, con il rendimento del titolo a 10 anni che potrebbe risalire sino al 2%, con lo spread che potrebbe allargarsi fino a 200 pb per effetto di un contestuale calo dei tassi sul Bund. Più pesanti sarebbero le ripercussioni nel caso di uscita della Grecia dall'area euro. I tassi sul titolo a 10 anni potrebbero riportarsi sino in area 4%, livelli di inizio 2014. In conclusione quindi, i mercati finanziari si sono stabilizzati e i tassi governativi sono scesi su nuovi minimi storici, grazie anche alle misure che la Bce ha effettuato e si appresta ad effettuare. Il tema Grecia è passato così in secondo piano. Un'eventuale ristrutturazione del debito non dovrebbe avere un impatto importante sulle economie periferiche.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata