Giovani Confindustria rottamano agenda Monti: Stop rigore

Capri, 26 ott. (LaPresse) - Basta con il rigore perché "non si possono chiedere altri sacrifici a chi ha stretto i denti oltre il limite": le imprese "per la prima volta" contano "i caduti sul campo" e pagano "un onere fiscale" che è "una confisca". E' il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, a lanciare un 'j'accuse' contro l'agenda del governo Monti dal palco del XXVII convegno, a Capri. "La pazienza è finita", afferma Morelli tra gli applausi della platea. "Non si può continuare - chiosa - a chiedere condiscendenza a chi non ha, nonostante ogni sforzo in suo potere, possibilità di vivere una vita normale".

Il quadro dipinto è drammatico: duemila posti di lavoro persi ogni giorno, una "base industriale che si è contratta del 20%", una pressione fiscale sulle imprese che quest'anno supera il 68 per cento. Toni forti, come li definisce lo stesso Morelli, perchè, spiega, riflettono "l'esasperazione che rimbomba nei capannoni vuoti, negli uffici dismessi, nelle case di quelle famiglie che non possono permettersi più di fare piani per il futuro". Il rigore non basta e i giovani imprenditori propongono di ripartire dal calo delle tasse.

"Il governo - insiste il presidente dei junior di viale dell'Astronomia - ha riconosciuto che gli italiani stanno dando una grande prova di responsabilità, accettando misure drastiche e impopolari. Se questo è vero, c'è un dovere morale di ridare, subito, fiducia al Paese, abbassando, in maniera sostanziale, la pressione fiscale su chi lavora e sulle imprese che reinvestono". "Il rigore - prosegue - è essenziale per il nostro credito internazionale, ma letale per un'Italia che ha già superato i controlli".

Meno tasse e rigore "perchè i cittadini non sono cavie", ma anche rilancio della crescita. Non servono "teorie e ricette da laboratorio" che non hanno prodotto risultati positivi, ma "creare nuove occasioni di lavoro, dare ossigeno alle aziende, per esprimere ogni potenziale al meglio". Il rischio, sottolinea Morelli, è che se le imprese chiudono "il Paese brucia il futuro, le speranze, il dinamismo". E nel contrasto alla crisi, imprenditori e lavoratori sono sulla stessa barca: "La narrazione di un'Italia divisa non ci appartiene più da tempo: siamo una sola generazione, con lo stesso sogno, quello di riappropiarci del diritto alla normalità, cioè lavorare e dare lavoro".

Le critiche all'esecutivo stridono con le parole del presidente del Consiglio, Mario Monti, che proprio in un messaggio inviato al convegno difende il suo operato. "L'Italia - scrive il premier - ha fatto in questi mesi scelte difficili e introdotto riforme importanti in modo da voltare pagina rispetto ad un passato di bassa crescita ed elevato debito pubblico e per contribuire ad una soluzione della crisi della zona euro".

Le critiche, a Capri, non risparmiano neppure la classe politica: "Siamo disgustati - tuona Morelli - dall'idea della carica pubblica come scorciatoia per arricchirsi. Ci ribelliamo a questo degrado, basta con l'umiliazione delle coscienze civili". Il riferimento è alle vicende che stanno interessando Lombardia e Lazio e il mondo delle imprese non ci sta: "Chi lavora non è più disposto a sostenere oltre, con le proprie tasse e la propria fatica, larghi stati parassitari che anche adesso continuano ad erodere denaro pubblico". Servono, invece, "persone responsabili, preparate, all'altezza del compito: via i ladri, gli ignoranti e gli incapaci". La preoccupazione va oltre l'esperienza Monti: per i giovani imprenditori serve "una legge elettorale che ancora non c'è", ma occorrono soprattutto "interventi drastici, senza ipocrisie" per rilanciare il ruolo dei giovani nella politica. Parola d'ordine: rottamare.

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