Genova, pedaggi su e investimenti giù: i numeri che accusano Autostrade
Tra il 2008 e il 2017 le tariffe sono aumentate del 25%, mentre dei circa 4 miliardi di utili ne sarebbero stati reinvestiti circa la metà

Pedaggi sempre più alti, investimenti sempre più bassi. Sono questi i due dati che fanno da contorno alla tragedia del Ponte Morandi di Genova e con la quale Autostrade per l'Italia sta facendo i conti in questi ore.

I dati dell'Ocse, quelli di Bankitalia, ma soprattutto l'ultima relazione del ministero delle Infrastrutture inchiodano la concessionaria alle sue responsabilità. Tra il 2008 e il 2017 le tariffe sono aumentate del 25%, a fronte di una crescita dell'inflazione dell'11,5%. Dunque più del doppio. Inoltre, nel 2016 Autostrade ha ricavato dai pedaggi 2,873 miliardi di euro. Tra il 2001 e il 2017 ci sono stati ricavi per 43,7 miliardi. Cifre mastodontiche che però, guardando i dati, risultano inversamente proporzionali agli stanziamenti in particolar modo sulla manutenzione. Se si prende in considerazione lo stesso periodo, si evidenzia che gli investimenti effettuati sono 8,3 miliardi a fronte di 9,8 miliardi previsti.

Emblematico un altro dato: nei 5 anni della nuova concessione, Aspi ha fatto circa 4 miliardi di utili e ne avrebbe reinvestiti circa la metà (2,1 miliardi). Nel 2016 gli investimenti precipitano: 612 milioni, 400 milioni meno del previsto. Evidentemente un elemento che mette in allarme tecnici e politici, tanto che già nel 2015 il Capo del Servizio di Struttura economica della Banca d'Italia, Paolo Sestito, in un audizione alla Camera sottolineava: "La dinamica effettiva delle tariffe ha superato quella dell'inflazione e consentito livelli elevati di redditività ai concessionari. Le misure adottate per stimolare nuovi investimenti hanno avuto esiti limitati". Investimenti e incassi: ora sono questi i paradigmi di un confronto tra il governo e Aspi che non si preannuncia per nulla sereno. 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata