Fusione Fiat-Chrysler forse a metà 2014. Elkann: Noi non licenziamo

Torino, 9 apr. (LaPresse) - Un altro passo dall'azienda Fiat alla multinazionale Fiat-Chrysler, anche per scavalcare la crisi del mercato in Europa. Questa la chiave dell'assemblea dei soci del Lingotto che ha approvato i conti 2012, in cui l'a.d. Sergio Marchionne ha ribadito che "c'è più del 50% di possibilità che la fusione con Chrysler sia completata entro il primo giugno 2014". Il manager italo-canadese ha evidenziato che "negli ultimi nove anni" il Lingotto ha "creato dalle potenziali ceneri di un costruttore italiano un gruppo automobilistico con un orizzonte globale". Marchionne ha detto agli azionisti di sperare che Fiat abbia le idee chiare entro fine anno su come procedere all'integrazione con Auburn Hills, definita "inevitabile". Fiat non è più quella "che gli italiani rircordano" ma un'azienda "aperta e globale" ha sottolineato l'a.d., che ha spiegato che la strada scelta è quella del "coraggio" ma anche della "responsabilità", perché "chiudere uno o più stabilimenti" sarebbe stata "l'alternativa più facile".

Anche il presidente di Fiat, John Elkann, ha ricordato in assemblea che "diversi costruttori sono entrati in crisi profonda e hanno annunciato chiusure di stabilimenti. Ma noi no: noi manterremo l'occupazione". Fiat ha confermato l'impegno su Melfi, Cassino e Pomigliano, mentre su Mirafiori "non abbiamo ancora annunci da fare - ha detto Marchionne - ci stiamo lavorando". Elkann, che ha citato davanti ai soci suo nonno, l'avvocato Gianni Agnelli, ha comunque ricordato come Fiat sia "forte, in crescita e attenta alla sostenibilità". Il bilancio approvato in assemblea vede ricavi consolidati a 84 miliardi di euro, in rialzo del 12%, mentre l'utile netto è stato superiore a 1,4 miliardi, rispetto agli 1,7 miliardi del 2011, che includevano Chrysler dal primo giugno. "Tutti gli obiettivi fissati per il 2012 - ha affermato l'a.d.- sono stati raggiunti e superati". Marchionne ha tuttavia ammesso la preoccupazione per il mercato auto europeo, e in particolare quello italiano, tornato nel 2012 "ai livelli del 1979". Secondo il manager italo-canadese i volumi "in Europa dovrebbero calare del 5% nel 2013", mentre in Italia "per la prima volta in tanto tempo non riesco a vedere il fondo", ha aggiunto, stimando 1,3 milioni di auto vendute nel 2013. Marchionne ritiene "una strategia suicida" quella di investire con "l'unico sbocco" del Vecchio Continente e ha ribadito che questa valutazione è alla base della scelta di puntare sui segmenti alti del mercato e su Usa e Paesi emergenti. "Entro il 2015-2016 raggiungeremo il pareggio di bilancio anche in Europa", ha tuttavia assicurato, anche se gli obiettivi dell'esercizio 2013 saranno aggiornati "per le varie aree geografiche" alla fine di aprile, con la pubblicazione dei risultati del primo trimestre. Saranno forse tagliati i target per l'Europa, mentre non dovrebbero essere rivisti gli obiettivi complessivi del gruppo, che vede nel 2013 un utile netto compreso tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro.

Nel percorso verso una Fiat globale tramite l'integrazione con la controllata Chrysler, il Lingotto deve sciogliere il nodo della quota di circa il 41,5% di Auburn Hills in mano al fondo degli operai statunitensi Veba. Marchionne ha ribadito l'ottica "prudente" sulla liquidità che ha portato il gruppo a non distribuire dividendo per il 2012 e ad avere una cassa "enorme" di 20,8 miliardi di euro, che potrebbe in teoria bastare per la fusione. Tuttavia l'a.d., pur respingendo ancora le ipotesi di un aumento di capitale, ha ammesso che "nel medio-lungo periodo è assolutamente necessario rafforzare il capitale dell'azienda, stiamo studiando come". Il manager italo-canadese intende mantenere 'molto liquido' il gruppo in un'ottica di maggiore flessibilità industriale. Inoltre Marchionne ha accennato alla possibilità di monetizzare asset, mentre sta discutendo con Veba sul prezzo delle azioni Chrysler. La decisione del giudice statunitense del Delaware sul valore dell'opzione esercitata su una quota del 3,3% è attesa da Fiat "nel secondo trimestre" dell'anno. Il manager italo-canadese, interrogato dai giornalisti, ha espresso forte preoccupazione per la situazione di stallo politico in Italia e per il suo impatto sul Lingotto. "Lo spread italiano - ha detto Marchionne - ha un forte impatto sulla Fiat e sulla sua attività finanziaria". L'a.d. ha comunque precisato che il gruppo non prevede per il momento di cambiare i suoi piani anche se, ha detto ancora, "la certezza di gestione del Paese è essenziale per qualsiasi realtà industriale: spero che si faccia in fretta a dare un governo al Paese per restituirgli la credibilità necessaria per andare avanti". Marchionne si è detto "dispiaciuto" per la fine del mandato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che è un "riferimento enorme" soprattutto in assenza di un nuovo governo.

Di Lorenzo Allegrini

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