FOCUS Alitalia, Stato pilota dopo anni turbolenze: dal 2008 ha speso oltre 5 mld

di Alessandro Banfo

Roma, 14 feb. (AWE/LaPresse) - Il 5 maggio Alitalia festeggerà 72 anni di voli tra problemi economici e nuove rinascite. E se ora sembra imminente una nuova era statale con Fs affiancata da Delta e easyJet, è difficile dimenticare gli ultimi ventiquattro mesi, forse i più bui per l'ex compagnia di bandiera. Dopo il flop dell'avventura con Etihad, infatti nel 2016 il vettore arriva a perdere quasi 600 milioni di euro.

Il rischio fallimento in quel momento storico rappresenta un fantasma concreto, con il 2017 considerato da tutti l'annus horribilis. Il 14 aprile di due anni viene infatti firmato un pre-accordo tra sindacati e azienda con 980 esuberi, ma il personale boccia l'intesa con un referendum dove i no vincono con il 67%. Il 2 maggio è allora inevitabile l'inizio dell'amministrazione straordinaria con la triade formata da Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari. A gestire l'operazione Carlo Calenda, titolare del Ministero dello Sviluppo, contrario alla nazionalizzazione. Per sostenere le casse di Alitalia viene erogato un prestito ponte statale di 900 milioni, in scadenza il 15 dicembre 2018 (successivamente prorogato fino al 30 giugno 2019) Il 17 maggio dello stesso anno viene pubblicato il bando per le manifestazioni di interesse per la vendita, mentre i commissari proseguono il lavoro di risanamento con vari abboccamenti di soggetti interessati, mai davvero scesi in campo.

Nel frattempo cambia il governo e il M5S mette subito nel mirino il dossier Alitalia, senza negare di voler far tornare lo Stato protagonista. A settembre 2018 in cassa ci sono 770 milioni, mentre nel terzo trimestre del 2018 l'azienda ritrova un piccolo utile. E' il momento della stretta: il 31 ottobre scade il termine per la cessione della compagnia e sul tavolo ci sono tre buste: Fs che presenta un'offerta vincolante, easyJet (manifestazione di interesse) e Delta. Il 20 novembre arriva il via libera all'offerta di Ferrovie dello stato; nella lettera dei commissari straordinari si dice che la loro offerta "è stata positivamente valutata" "sentito il ministero vigilante", ovvero il Ministero dello sviluppo economico.

L'obiettivo è presentare un piano industriale entro il 31 gennaio, ma manca il grande partner, condizione imprescindibile per far partire la nuova newco intermodale. Si tratta a oltranza e a inizio 2019 sembra essere in pole il tandem composto da Delta e Air France-Klm, ma una inaspettata crisi diplomatica Italia-Francia lascia orfani gli americani.

E se i tedeschi di Lufthansa di fatto abbandonano la corsa, alla vigilia di San Valentino spunta una "trattativa avanzata" con il blocco composto da Delta e proprio easyJet, low cost britannica interessata al corto raggio. Fs ora può dialogare e ha tempo fino al 31 marzo per il nuovo piano, con Piazza della Croce Rossa e il Mef pronte a superare quota 50% della nuova Alitalia. Che avrà però bisogno di una dotazione iniziale di almeno 2 miliardi, con un onere per Via XX Settembre che potrebbe sfiorare i 400 milioni.

Purtroppo si tratta di un leit-motiv: secondo uno studio Mediobanca dal 1974 ad oggi lo Stato ha speso per Alitalia 10,6 miliardi. Di questi, quasi la metà sono stati spesi negli ultimi dieci anni, cioè dopo la privatizzazione del 2008.

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