Fiom: Promesse Marchionne? Bolle sapone

Roma, 21 ott. (LaPresse) - "Sarà una grande manifestazione e andremo avanti". Lo aveva detto il leader della Fiom, Maurizio Landini, da piazza del Popolo dove oggi i lavoratori della Fiat e di Fincantieri hanno manifestano. Un'iniziativa legata allo sciopero di otto ore negli stabilimenti dei gruppi indetto dalla Fiom, che tuttavia non ha riempito la piazza ("Siamo in 12.000", hanno spiegato gli organizzatori). "Noi non protestiamo solo: andiamo avanti perché abbiamo idee e proposte - ha sottolineato Landini -. Vogliamo cambiare questo Governo e vogliamo che ci sia una politica industriale degna di questo nome".

La manifestazione non doveva esserci e invece si è fatta, il corteo non era stato autorizzato eppure un piccolo drappello di manifestanti ha marciato da Porta Pinciana fino a piazza del Popolo, con in testa proprio il segretario generale della Fiom-Cgil. Sfidando l'ordinanza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, i lavoratori hanno fatto un breve corteo simbolico che pacificamente ha attraversato il parco di villa Borghese. "In qualche modo in piazza bisognava pur arrivare, mica potevamo volare", ha commentato Landini che dal palco nel suo lungo e applaudito intervento ha voluto rispondere alle parole del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, secondo il quale il sit-in non avrebbe dovuto essere autorizzato perché i lavoratori della Fiom erano presenti alla manifestazione degli Indignati di sabato: "Quello che dice - sostiene Landini - è offensivo nei confronti di 300mila persone che manifestavano pacificamente".

"In un Paese in cui si intercetta ogni cosa - aggiunge il leader delle tute blu - mi chiedo se non fosse possibile agire preventivamente. Non è compito di chi manifesta agire contro i violenti, ma delle forze dell'ordine alle quali esprimiamo tutta la nostra solidarietà". Gli fanno eco le parole di Susanna Camusso, che a margine della manifestazione spiega che a suo avviso "il risultato dell'ordinanza del sindaco è quella di fomentare i violenti invece di far esprimere alle persone liberamente il proprio dissenso". La leader della Cgil ha voluto sottolineare la posizione del sindacato: "Siamo inequivoci sul fatto che in piazza con i violenti noi non ci stiamo e pensiamo che non ci debbano essere in nessuna piazza".

A chi come l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, dice che manifestare non serve a niente i segretari della Fiom e della Cgil non le mandano a dire. Per Landini è il numero uno del Lingotto che "non vuole dialogare" perché "il piano industriale lo decide lui e non lo vuole discutere con nessuno. Esce addiritura da Confindustria e vuole decidere lui quali sindacati debbano stare in fabbrica e quali no. Ha rifiutato un tavolo industriale nazionale. Tutti dovrebbero stare dalla nostra parte in questa situazione". Secondo la Camusso l'ad di Fiat "farebbe bene a tacere invece di raccontare bugie". "Sostiene - ha detto - che lui non fa mai sapere qual è il piano industriale. E' una bugia. Lo ha fatto in Serbia, in Brasile, lo ha fatto quando è andato da Obama per la Chrysler. Al sindacato americano ha raccontato assunzioni e investimenti. All'Italia non vuole dire niente. Forse perchè per l'Italia un piano industriale non c'è". "Marchionne viene indicato come un innovatore, invece è quanto di più antico e conservatore esista", insiste la Camusso, che prosegue: "Sta usando la logica dei padroni delle ferriere, di chi pensava che non ci voleva la democrazia in fabbrica perchè avrebbe fermato la produzione".

Marchionne è quindi il bersaglio principale degli attacchi dei sindacalisti, ma anche della piazza che non gli risparmia sfottò e striscioni. "Fabrica Italia? È una illusione, solo bolle di sapone", sostiene un gruppo di lavoratrici Fiat che, posizionate in prima fila, davanti al palco, soffiano bolle di sapone, alludendo alle promesse dell'amministratore delegato di Fiat.

Uno degli striscioni in piazza lo raffigura in abbigliamento da militante fascista, camicia nera e fez, davanti allo stabilimento Fiat di Mirafiori e lo definisce "il nuovo Valletta" accusandolo di "aver restaurato le relazioni industriale mussoliniane". "Mani in alto! O il lavoro o i diritti", recita un'altro sciscione dal titolo "Agguato agli operai". Le parole sono pronunciate da una caricatura di Marchionne raffigurato come un bandito, con una benda che ne cela parzialmente il volto e in mano una pistola. Non sono mancati dal palco gli attacchi al governo, reo, a detta dei leader del sindacato di Corso d'Italia, di non avere una vera e propria politica industriale e di essere immobile davanti alla crisi.

Un esecutivo "affaccendato in tutt'altre cose", secondo Landini e che "peggiora ogni giorno la situazione del Paese", a detta della Camusso secondo cui "deve andarsene" perché non si può "sperare di risolvere i problema di questo Paese mettendo le pagelle on-line. E' dal lavoro che si deve ripartire". Per ripartire dal lavoro bisogna mettere mano all'articolo 8 della manovra di agosto con il quale secondo la Camusso il governo ha "commesso un omicidio nei confronti dello sviluppo e dell'industria italiana". La via? "Non dobbiamo escludere nessuna strada - spiega Landini - nemmeno quella di una raccolta di firme per promuovere un referendum abrogativo".

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