Fca, si chiude l'era Marchionne: uomo di target finanziari
Nel 2004 prende il volante del Lingotto: un'azienda sull'orlo del fallimento. L'ultimo bilancio, quello del 2017, è di un gruppo diventato ormai un colosso globale

Chi avesse investito 1.000 euro su Fiat all'inizio del 2011, con le azioni a 7,02 euro dopo lo spin-off con Fiat Industrial - ora Cnh Industrial -, adesso, con le azioni a 16,42 euro, avrebbe 2.300 euro in tasca. L'era di Sergio Marchionne come amministratore delegato di Fiat prima e di Fiat Chryler Automobiles poi è, soprattutto, una storia di target finanziari raggiunti e di operazioni per creare valore.

Quando Marchionne prende il volante del Lingotto, nel 2004, si confronta con l'ultimo bilancio a firma Giuseppe Morchio, che vede ricavi a 47 miliardi di euro, 7 miliardi in meno del 2002, un indebitamento netto intorno ai 15 miliardi e perdite per circa 2 miliardi, con un rosso operativo di 500 milioni: un'azienda sull'orlo del fallimento. L'ultimo bilancio, quello del 2017, è di un gruppo diventato ormai un colosso globale, e segna ricavi per 110,9 miliardi di euro e profitti per 3,51 miliardi. Ma, soprattutto, a metà 2018 il debito netto è addirittura azzerato.

La storia di Marchionne è una storia di ottima gestione dei conti, anche perché gli obiettivi finanziari vengono raggiunti nonostante il piano 2014-2018 non sia in grado di archiviare con successo i target di vendita, condizionati da vicende globali in continua evoluzione. A fine anno, infatti, erano previste consegne a livello mondiale per 7 milioni di euro, mentre Fca ne ha consegnate 4,4 milioni a livello mondiale nel 2017. Certo, niente a che vedere con i numeri del 2003, quando le vendite di Fiat Auto si fermavano a 1,7 milioni di unità. Ma non si può affermare che il manager con il maglioncino non sappia anche essere, all'occorrenza, un uomo di prodotto. Maniacale da voler mettere l'ultima parola anche sugli allestimenti ai Saloni dell'Auto, con i 2 miliardi di euro fatti sborsare a General Motors nel 2004 per il divorzio contrattuale, il manager che non è cresciuto nell'auto raccoglie tutti i soldi necessari per un programma di rilancio triennale, usando anche denaro dalla cessione di asset non automobilistici.

Nel 2005 l'italo-canadese annuncia 18 miliardi di euro di investimenti, con il lancio di 20 nuovi modelli e il restyling di altri 23. Per dirne due di successo: la Grande Punto e la Nuova 500. "Non c'è nulla di nobile nell'essere superiore a qualcun altro. La vera nobiltà è essere superiore a chi eravamo ieri", afferma Marchionne, citando lo scrittore Ernest Hemingway, nel Capital Markets Day dello scorso 1 giugno. È nel 2009, a gennaio, che coglie l'opportunità Chrysler per rendere più grande il Lingotto e inizia la scalata. Tra il 2010 e il 2011 si contano 8 miliardi di investimenti, un prudenza dettata dalle conseguenze della crisi finanziaria globale. La necessità di ridurre la capacità produttiva porta all'annuncio della dolorosa chiusura di Termini Imerese, in Sicilia, nel 2011. Ma è l'approccio "pragmatico e realistico" di Marchionne a portare il gruppo oltre la palude di un mercato che va a picco. Non appena passa la tempesta, il capo esecutivo annuncia il piano Fabbrica Italia per il rilancio del Belpaese, con 20 miliardi di euro di investimenti per 34 modelli e 17 restyling. Poi a Detroit, nel 2014, per il piano globale da 55 miliardi di euro, di cui 5 miliardi per Alfa Romeo, che lascia senza parole gli operatori di mercato.

Dal 2014 Marchionne diventa anche presidente di Ferrari al posto di Luca Cordero di Montezemolo e dà il via al processo di spin-off del Cavallino da Fca che si completa a inizio 2016 con la quotazione a Wall Street, dove il manager aveva portato già Fiat Chrysler a ottobre 2014. Un'altra scommessa vinta. Gli analisti, al momento della quotazione, assegnavano un valore al Cavallino tra i 5 e gli 8 miliardi di euro, mentre oggi Ferrari capitalizza oltre 22 miliardi di euro e continua a macinare utili record, a 537 milioni nel 2017. Non è un caso che l'ultima operazione straordinaria annunciata da Marchionne, che fa parte del piano 2018-2022, sia un altro scorporo, quello di Magneti Marelli, previsto entro l'inizio del 2019. 

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