Fca, Manley: "Ecotassa? Il piano investimenti in Italia va avanti, ma cambierà"

Preoccupati i sindacati: "Occupazione a rischio"

Fiat Chrysler Automobiles si prepara a ulteriori sforzi ancora per aumentare la capacità produttiva di Jeep, ma in Italia potrebbe rivedere i 5 miliardi di euro di investimenti per effetto dell'ecotassa. In occasione dell'apertura del Salone dell'auto di Detroit negli Usa, il ceo Mike Manley annuncia parlando alla Cnbc che il gruppo prevede di aumentare la capacità produttiva nei prossimi anni per sostenere la costruzione di due nuovi modelli Jeep, tra i quali figura il ritorno di Jeep Grand Wagoneer. Manley, che del marchio è stato il numero uno prima di succedere a Sergio Marchionne a capo di Fca lo scorso luglio- punta forte su Jeep che ha chiuso il 2018 con consegne record per 1,6 milioni di vetture.

Una presa di posizione che ha subito messo in allarme i sindacati. "L'amministratore delegato di Fca da Detroit ha valutato positivamente la vendita di Magneti Marelli, i risultati finanziari per proprietà e azionisti, ma ha anche dichiarato che sono in discussione piano di investimenti, industriale e occupazionale in Italia. Queste dichiarazioni mettono a rischio l'occupazione per i lavoratori degli stabilimenti italiani che da anni sono in cassa integrazione perché i piani industriali dichiarati non sono stati realizzati", ha affermato in una nota Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive.

"La Fiom - ha aggiunto De Palma - aveva ritenuto il piano presentato dal nuovo amministratore delegato, importante ma in ritardo nella svolta ibrida ed elettrica, e vista la mancanza di nuovi modelli Maserati e di auto di massa non avrebbe certamente risolto il problema della piena occupazione in poco tempo. La Fiom, alla luce dell'andamento negativo del mercato dell'auto, della riduzione dei volumi prodotti da Fca già nel 2018 in Italia, delle normative su emissioni e incentivi alla vendita, della scadenza degli ammortizzatori sociali negli stabilimenti a partire dal polo torinese (Mirafiori e Grugliasco) e di Pomigliano d'Arco e Nola, ritiene indispensabile l'apertura di un confronto per mettere in atto tutte le azioni utili a impedire il rischio di chiusura di interi stabilimenti".

Il sindacato dei metalmeccanici ha inoltre chiesto un intervento del governo: "La Fiom chiede alle altre organizzazioni sindacali l'avvio di un confronto unitario, e invita il governo alla convocazione di un tavolo. La Fiom in assenza di garanzie per i lavoratori, deciderà nelle assemblee le iniziative da dover tenere per scongiurare i rischi sul futuro degli stabilimenti italiani".

Preoccupato anche Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino."Come temevamo l'ecotassa ha causato il rallentamento degli investimenti di Fca nel nostro Paese, il governo costringe le aziende del settore auto a fare harakiri". "A questo punto - ha proseguito Basso - l'unica mossa sensata da parte dell'esecutivo sarebbe fare un passo indietro, modificare il provvedimento e convocare al più presto azienda e sindacato per un chiarimento".

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