Ex Ilva, rischio chiusura 4/12. Sindacati: "Nuovo incontro Conte-Mittal"
Ex Ilva, rischio chiusura 4/12. Sindacati: "Nuovo incontro Conte-Mittal"

ArcelorMittal conferma l'addio a Taranto

Nulla di fatto sull'ex Ilva. ArcelorMittal conferma la volontà di lasciare l'impianto di Taranto, e dovrebbe farlo già il 3 dicembre, lasciando alla gestione commissariale il compito di andare avanti. La palla, dal ministero dello Sviluppo economico dove si tiene un incontro tra la manager italiana dell'azienda e sindacati, passa a Palazzo Chigi. Cgil, Cisl e Uil, escono dal vertice profondamente insoddisfatti, annunciano che non saranno "complici" dello spegnimento. Le tre confederazioni chiedono di partecipare ad una nuova riunione tra il presidente del Consiglio e la proprietà indiana dei Mittal, padre e figlio.

La leader della Cisl, Annamaria Furlan, ritiene inaccettabile che che "una multinazionale di quel livello venga nel nostro Paese, partecipi ad una gara, dopodiché ad un anno dall'accordo receda dal contratto". Il problema è che non viene ancora chiarito l'esatto motivo che ha spinto ArcelorMittal a staccare la spina. Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli sostiene che Mittal intendeva diminuire gli occupati già prima di aver tolto lo scudo penale, che sarebbe solo una ragione aggiuntiva per andarsene. Su questo punto, sostengono i sindacati, l'amministratrice di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli durante l'incontro al Mise non dà risposta.

A questo punto, "bisogna uscire da questi discorsi che non portano da nessuna parte", spiega Furlan, spalleggiata dai colleghi di Cgil e Uil, che chiedono comunque di ripristinare lo scudo per togliere ogni alibi. A quanto filtra da fonti presenti al tavolo, la manager si concentra sulla protezione penale quando spiega che il piano di risanamento prendeva atto che "non esisteva una bacchetta magica, e bisognava arrivare al 2023". Nel frattempo, era necessario mantenere in vita lo scudo, mentre ora proseguire sarebbe "un crimine", sottolinea Morselli.

Su Facebook, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, promette che l'esecutivo non consentirà lo spegnimento degli altiforni annunciato da Mittal. Ma la partita, più che sul piano sindacale, sembra già essersi spostata nelle aule giudiziarie, con le lodi di Conte per la la doppia iniziativa della procura di Milano (che indaga e si costituisce parte nel procedimento civile). Il premier chiede all'azienda di rispondere al ricorso per bloccare il recesso e prefigura anche la possibilità di un risarcimento di danni esorbitanti.

Ma Mittal ribadisce che, a suo parere, tra cambi legislativi ed iniziative giudiziarie, non sono state rispettate le condizioni contrattuali. Arcelor, quindi, avrebbe tutto il diritto di andarsene esercitando il recesso. C'è davvero da chiedersi che senso ha avuto passare l'Ilva ai Mittal. L'ex ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, in un'intervista televisiva, racconta di aver trovato al Mise ho trovato un contratto già firmato. Lui voleva farlo saltare "ma tutti, Anac compresa, mi dissero che così avrebbero fatto ricorso".

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