Esselunga, testamento Caprotti: Mai azienda in mano alle coop
Il patron del colosso della distribuzione indica un futuro all'estero, magari con gli olandesi di Ahold

Mai la vendita di Esselunga alle coop, meglio un futuro all'estero. Queste le volontà del patron del colosso della distribuzione, Bernardo Caprotti, scomparso il 30 settembre all'età di 90 anni. L'imprenditore puntava all'olandese Ahold, mentre ha lasciato indacata la propria contrarietà a un accordo coi rivali spagnoli di Mercadona. E soprattutto il no a un passaggio alle coop. A decidere i destini dell'azienda saranno in primis la moglie Giuliana e la figlia Marina, a cui Caprotti ha lasciato quasi il 70% delle quote, mentre ai figli di primo letto Violetta e Giuseppe va il 30% restante, in parti uguali. “Dopo anni di battaglie legali e di pubbliche maldicenze da parte di Violetta e Giuseppe – ha lasciato scritto il patron di Esselunga -, destino le partecipazioni nelle due aziende che ho creato e che mi appartengono in modo da dare tranquillità e continuità alle imprese”. Oltre all'azienda, tra le proprietà del magnate ci sono anche beni di enorme valore, come opere d'arte, tra cui un Manet donato al Louvre. E poi denaro, che Caprotti ha lasciato in eredità ai figli.

LEGGI ANCHE 'Esselunga, Caprotti lascia il controllo a moglie e figlia'

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata